IL DIVANO




Se tu potessi parlare chissà quante storie avresti da raccontare. Tu che troneggi in tutte le case del mondo, sornione e accogliente come una sirena con il suo marinaio. Morbido e imbottito quanto basta per sprofondarci dentro e inebriarsi di tanta goduria che sa di riscatto dopo una giornata stanca e grigia.

Quante separazioni avrai sancito con il tuo inconsapevole richiamo alla pigrizia, alla conformazione delle cose che non cambiano, che restano uguali a se stesse come il decorso del tempo che ricomincia daccapo allo scoccare di un nuovo giorno. Lancette dell’orologio che ripercorrono lo stesso giro di vite, un’agenda sulla quale sono annotati i soliti appuntamenti che quasi ci si affeziona.

E quanti amori fugaci e furtivi avrai favorito nel silenzio della notte o nei pomeriggi afosi di un’estate di città. Preso d’assalto con movimenti acrobatici e spinte più o meno audaci, sarai stato messo a dura prova e avrai atteso l’ultimo sospiro dei tuoi smaniosi amanti come un viatico propizio e liberatorio.

La quiete dopo la tempesta, la pace dopo una battaglia prendendosi a cuscinate o lanciandosi accuse e risentimenti. E poi smetterla di colpo per dare voce al silenzio, per firmare una tregua o un armistizio fino alla prossima lotta con le parole che voleranno dalla finestra e giungeranno nei cortili e nelle strade senza che nessuno le ascolterà.

Non manca occasione per cercarti, spiarti con lo sguardo e immaginare il momento in cui saremo una cosa sola, l’uno e l’altro complementari, l’uno e l’altro necessari.

E quando giunge quel momento tanto atteso è così bello rilassarsi tra le tue braccia, sentire la tua pelle lucida o vellutata, saggiare la tua morbidezza come una carezza che sa di beatitudine e di rinnovato torpore mentre fuori il mondo grida e si scatena come fa la pioggia sui tetti delle case.

Che importa se fuori piove, basta chiudere gli occhi e non pensare, mettersi al riparo da tutto e da tutti comodamente sdraiato o accovacciato sul tuo giaciglio.

E provare finalmente a sognare.




ANONIMO SANREMESE




Chi è costei? Chi è costui? Molti telespettatori si saranno fatti questa domanda durante la carrellata dei cantanti che si sono esibiti al festival di Sanremo 2026. A qualcuno sarà venuto in mente il dubbio di Don Abbondio ne “I promessi Sposi”, intento a scoprire l’identità di un certo Carneade.

Carlo Conti questa volta non ha fatto centro nella cernita delle canzoni selezionate per questa edizione del Festival, la 76iesima, che ha visto un significativo calo di ascolti fin dalla prima serata, anche se la media si è mantenuta, tutto sommato, dignitosa. Al di là di qualche sconosciuto tra gli interpreti, almeno per il pubblico televisivo, le canzoni sono state di bassa qualità e molte di loro saranno presto dimenticate al calar del sipario del Teatro Ariston: melodie poco trascinanti, poco orecchiabili, che non hanno suscitato grandi emozioni.

Anche la scelta del parterre chiamato a condurre con Conti le 5 serate della kermesse più popolare dell’anno, non ha funzionato granché: la Pausini, spesso impacciata e dedita ai soliti stridolini musicali, a qualcuno avrà stancato, Can Yaman poco disinvolto e più preoccupato a non uscire dal suo personaggio di Bello e impossibile, e qualche altra comparsa che è sfilata via dal palco come il vento e senza rimpianto.

E’ mancata forse quella spettacolarizzazione sana e accattivante che aveva caratterizzato le precedenti edizioni, con ospiti mattatori capaci di tenere incollati alla TV gli spettatori con battute spiritose ed effervescenti.

Vince Sal Da Vinci, ma ha giocato facile in un mare di proposte musicali decisamente mediocri.

Ma ecco le mie pagelle (in ordine di classifica finale):


SAL DA VINCI:  Per sempre sì. Brano che apre la stagione dei matrimoni e dei battesimi. Sarà molto canticchiata in queste cerimonie. Voto 6

SAYF: Tu mi piaci. Una tra le poche orecchiabili. Piacerà soprattutto ai giovani, un tormentone pre-estivo. Voto 6

DITONELLA PIAGA: Che fastidio. La salva il ritmo, ma niente di più. Voto 6

ARISA: Magica favola. La classe non è acqua. Ottima interpretazione anche se la melodia poteva dare di più. Voto 6,5

FEDEZ E MARCO MASINI: Male necessario. Canzone troppo urlata nel refrain. Voto: 5

NAYT: Prima che. Carina, ma nulla di più. Voto 6

FULMINACCI: Stupida sfortuna. Nome che evoca qualche epiteto romanesco. Titolo non molto appropriato (Perché la sfortuna sarebbe stupida?). Canzone non malaccia ma che ti prende a metà. Voto 6,5.

ERMAL META: Stella Stellina. Un po’ scopiazzata qua e là. Voto 5

SERENA BRANCALE: Qui con me. Brano struggente nel ricordo della madre. Voto 6

TOMMASO PARADISO: I Romantici. Non all’altezza dei precedenti successi, soprattutto con il gruppo de The giornalist. Voto 5,5

LDA E AKA 7EVEN: Poesie clandestine. Dedicata alla Napoli sotterranea, e questo basta. Voto 6

LUCHE’: Labirinto. Non male. Voto 6

BAMBOLE DI PEZZA: Resta con me. Insipida (la canzone), insipide (le interpreti). Voto 5

LEVANTE: Sei tu. Interpretazione di qualità ma la melodia non è dello stesso livello. Voto 5

J-AX: Italia starter pack. Ballabile. Altro tormentone di questa estate. Voto 6

TREDICI PIETRO: Uomo che cade. L’ennesima canzone rap, uguale alle altre. Voto 4

SAMURAI JAY: Ossessione. Lo è stata ascoltandolo. Voto 5

RAF: Ora e per sempre. Non male e non bene. La melodia poteva essere sviluppata meglio. Voto 6

MALIKA AYANE: Animali notturni. Non decolla. Voto 5

ENRICO NIGIOTTI: Ogni volta che non so volare. Testo interessante ma la melodia è piuttosto scarsa. Voto 5

MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE: La Felicità e basta. Bellina. Voto 5,5

MICHELE BRAVI: Prima o poi. Sono lontani i tempi de Il diario degli errori, brano che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Sempre difficile ripetersi. Voto 5

FRANCESCO RENGA: Il meglio di me. Direi piuttosto il peggio di Renga. Voto 5

PATTY PRAVO: Opera. Canzone sonnolente. Al primo refrain già mi si stavano chiudendo gli occhi. Voto 4.

CHIELLO: Ti penso sempre. Anonimo. Voto 4

ELETTRA LAMBORGHINI: Voilà. Non sa cantare e non sa ballare. Elettra è lo specchio di questi tempi. Voto 5.

DARGEN D’AMICO: Ai Ai. Aggiungerei l’acca nel titolo: Ahi Ahi, brano che non ripete i fasti di Dove si balla, canzone di altro spessore. Voto 5

LEO GASSMAN: Naturale. Canzone bruttina, piazzamento meritato. Voto 4

MARA SATTEI: Le cose che non sai di me. Meritava una posizione migliore. Voto 6

EDDIE BROCK: Avvoltoi. Canzone gradevole. Gli ultimi saranno i primi. Voto 6,5.