Sarà

 



Luci diverse dentro la mia coscienza
senza far niente subisco questa mia assenza
ed un pensiero indecente
mi spinge a farmi l'amore

Voglia matta di tradire
l'ombra squallida di lei
lei non è invenzione
ma una noia opprimente

Ho rubato quel gioco tenero delle mani
i tentativi di evasione sono risultati vani
Ho la gola che mi brucia
accidenti cosa farò domani?

Forse andrò camminando
per le strade di un dedalo
e tra i "se" e i "ma" ritroverò
il vento giusto della mia età

Sarà come ritornare bambino
e svegliarmi ogni giorno vicino
a un sogno nato a metà

Sarà fare un poco l'equilibrista
ritrovare quella pace perduta
Fare cerchi di fumo e sentire il profumo
degli anni consumati dal tempo

Sarà vivere una vita più semplice
e sentirmi meno solo
e più complice della mia volontà

Sarà scrivere sul libro del sole
quegli incontri quelle magiche parole
ritrovate per caso seguendo il respiro
di un'anima forte e audace

E fra la gente sorriderò
ritroverò l'orgoglio che ora non ho
e fra silenzi seguirò le onde della fantasia

Non più noia dentro me
ma una mente per pensare
Costruire e ritrovare
quell'immagine che ho di te

Sarà come camminare sui prati
respirare le emozioni perdute
e sentirmi più vicino

Sarà fare un poco il vagabondo
e guardare sempre in faccia il mio mondo
Fare cerchi di fumo e sentire il profumo
degli anni consumati dal tempo

Sarà diventar l'eroe di me stesso
e gettare il superfluo nel cesso
amare non più a metà

Sarà scrivere sul libro del sole
quegli incontri quelle magiche parole
ritrovate per caso seguendo il respiro
di un'anima forte e audace

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: "Le mie canzoni sono differenti")



Signori si nasce!

 


Riporto volentieri un episodio che ho letto di recente sui social, testimonianza di quella che deve essere la vera generosità. È proprio vero, come diceva il grande Totò, che signori si nasce.


“In fila alla cassa, il display segna 26,80 €, la faccia stranita:
"Ah scusi ho dimenticato il bancomat, ho solo 25 € tolgo qualcosa".

Nel piccolo carrello non ci sono patatine o cibi inutili, vedo pane, pasta, latte, pomodori, carta igienica.

L'imbarazzo per chi è distante appena un metro è palpabile, il volto di una mamma poco più che cinquantenne è corrucciato, deve scegliere cosa sottrarre ai propri figli.

È così che assisto al più bel film italiano, reale più che neorealista, poco dietro un altro signore in fila: "Scusi, le è caduto qualcosa". La signora è sorpresa, a terra c'è una banconota da 10 euro, sa bene che non le appartiene.

Lo sguardo amorevole dell'uomo la convince, é troppo per lei dire che è sua. Non ha vestiti firmati ma non indossa stracci, non ha il trucco ma la sua faccia trasuda sacrifici. Il signore si piega, raccoglie la banconota e le dice: "Probabilmente è successo quando ha aperto il borsello".

Ora sembra una bambina, é felice, soprattutto della sua onestà. Paga e uscendo sorride all'uomo che è davanti a me. Lo guarda per l'ultima volta e dice: "Grazie". Assisto e sono felice anch'io, ho capito la lezione. Quell'uomo avrebbe potuto dire: "Non si preoccupi faccio io". Invece ha scelto di preservare la dignità, sua e della signora.

Chi ha fatto un beneficio taccia, lo ricordi chi lo ha ricevuto.”

Ricordiamoci che il bene si fa in silenzio, il resto è palcoscenico.

(scritto da Irene, la cassiera)

Un uomo da letto

 



E mi ritrovo così con la solita definizione
senza alcuna speranza di salvarmi da questa finzione
che dura da tempo e come gli anni non si ferma mai
Che strano il mio nome il mio mito che sai!

E sono un uomo da letto getto orgasmo e più non smetto
un uomo da letto con tanti difetti e poco rispetto
un uomo da letto senz'anima e senza ribellione
ed amo e respiro così senza parole

Ma che stupida sera respirata male!
Non ho più il coraggio di guardarmi allo specchio
Chissà mai perché mi sento stanco e più vecchio?
Stupida canzone nascosta in fondo al cuore!

Il peccato lascia tracce nere nel mare
ma l'innocenza si fa santa quando vuole Dio
Intanto mi spingo dentro grido al vento "Sono mio!"
Io quell'uomo l'ho lasciato per le vie del passato

Ma il mio corpo non va giudicato così solo per questo
Ho un'anima nascosta che vale e che mi rende diverso
Prova amico a volare inventa due ali e un istinto
lascia la tua fantasia non darti per vinto

Dove sei uomo? Non mollare! Perdono!
Dove sei uomo? Non voglio piangere lo giuro!
Resta un po’ con me amica non andar via vita!
Io una speranza vera non l'ho mai avuta

L'innocenza si fa santa quando vuole Dio
qui c'è orgoglio e penitenza sono io sono mio
e il peccato lascia tracce nere nel mare
Ma che stupida sera respirata male!



(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: "Le mie canzoni sono differenti")



Qualcuno ci ama (lassù)

 



Chissà che cosa abbiamo fatto
per meritarci questo poco spazio
Chissà se siamo come cartolina
oppure manichini in vetrina

La neve non si scioglie siamo a pezzi
Da qui ormai non partono più treni
Ma non si può dire che siamo soli
e poi il sole è già spuntato fuori

Forse davvero qualcuno ci ama lassù!
Forse potremo conoscerci ancora di più
Magari ci cercheranno domani
anche quelli più lontani

Forse davvero qualcuno ci ama lassù!
Forse potremo restare una volta di più
in questa nostra esistenza a lunga scadenza
con un amore di riserva

Città e semafori col rosso
con quella nostalgia che abbiamo addosso
Chissà se siamo come due pezzi di pane
oppure due ragazzi di poche risate

E qui il vento taglia ogni sguardo
questi anni che da soli se ne vanno
Poi la luce filtra dalle persiane
Ma quanto tempo ancora ci rimane?

Forse davvero qualcuno ci ama lassù!
E forse un po’di fortuna l'ho avuta sei tu
Non mi lasciare da solo lontano
Teniamoci per mano!

Forse davvero qualcuno ci ama lassù!
E sarà bello rinascere una volta di più
Fammi appoggiare la testa su di te
e portami via con te!

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: "Le mie canzoni sono differenti")


Sarò breve


Per gli amanti della scrittura breve, ecco un godibile mini-racconto di Matilde Serao tratto da "Donna Paola" del 1897.

Fulvio s'inchinò, prese dalla mano di Paola il gelato che ella, sorridendo dolcissimamente,  gli porgeva, e le disse, guardandola negli occhi:

"Vi amo".

"Non dovete amarmi" mormorò lei senza scomporsi, seguitando a sorridere.

"E perché?"

"Perché ho marito" ribatté ella, ma placidamente.

E gli occhi di Fulvio, di un tetro azzurro,  lampeggiarono di passione. Ella restava innanzi a lui, senza mostrare alcun turbamento, sorridendo ancora, tutta rossa, con le belle braccia bianche e prosciolte sotto il merletto nero delle maniche. Sul merletto nero e sulle bianche braccia scintillavano i braccialetti gemmati: erano ricaduti sui polsi,  ella si occupò a risollevarli verso il gomito. 

Irritato,  Fulvio batteva col cucchiaino sul piattello del gelato:

"Andatevene" mormorò a un tratto, soffocando di collera "siete una donna odiosa,  io vi detesto".

Paola crollò lievemente il capo,  come si fa per un malato incurabile, e si allontanò da Fulvio. 

L'abbandono

 




Hai mai sentito l'abbandono dentro te?
Un grande vuoto che ti lascia fuori e poi
non sai riprenderti vorresti arrenderti
farti più piccolo di quanto già non sei

E all'improvviso non t'importa quasi più
del freddo intenso che ti fa sentire giù
sotto la neve di un giorno breve
e ti domandi se qualcosa ancor succede

L'anima che senti
quando ti tormenti
davanti ad un bicchiere
e a un grande dispiacere
che ti addolora ma
un po’ ti fa piacere

Libera la mente
temerariamente
Provi a spiccare il volo
per non sentirti solo
oltre le nuvole
scoprire un mondo nuovo

Hai mai capito l'abbandono dentro te?
Quando la sera gli altri sono andati via
e le parole del tuo silenzio
altro non sono che le voci dell'inferno

E allora pensi di cambiare strategia
per conquistare gli altri cerchi un'altra via
anche uno sguardo che arrivi al cuore
che dica molto più di mille tue parole

L'anima che senti
in questi momenti
è un mondo che si chiude
alle tue spalle nude
è un giorno così uguale
che non ti fa più male

Libera la mente
delicatamente
se chiudi gli occhi adesso
ti sembra già diverso
e l'abbandono sai
va via con tutto il resto

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: "Le mie canzoni sono differenti")


Per innamorarmi

 



Quanto cielo avrei rubato per innamorarmi
quanto poi te ne avrei dato in tutti questi anni
Tu nel viaggio di un artista lontano
e carezza che è sfuggita pian piano
Già! Potevi essere anche mia, diciamo
che c'è stato un piccolo contrattempo
non ci siamo amati com'era meglio per noi
Per innamorarmi avrei fatto poco sai
e avrei messo fine a tutti questi guai

Non sarei più stato solo se ti avessi amato
ed invece il tuo sorriso io non l'ho sentito
Tra le stelle di una notte qualunque
tu avresti illuminato chiunque
Già! Potevi essere anche mia, diciamo
più disposta ad arrivare al mio corpo
ma qui non abbiamo avuto mai un posto per noi
Certo che avrei fatto anche il pazzo insieme a te
e avrei fatto chissà che se tu con me...

Quanto cielo avrei rubato per innamorarmi
quanto poi te ne avrei dato sì per lusingarmi
Forse ti ho incontrata ma non ti ho vista
tra la gente eri troppo diversa
dimmi se per caso eri tu proprio quella
con un faccino bello come una stella
caduta nel mezzo di una festa, caduta per me
per innamorarci e anche un po’ per completarci
stando insieme e ridere come pagliacci

Non sarei più stato solo se ti avessi amato
ed invece il tuo indirizzo io non l'ho trovato!

Quanto cielo avrei rubato per innamorarmi
quanto poi te ne avrei dato in tutti questi anni!

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: "Le mie canzoni sono differenti")





Un giorno come un altro

 



Cosa c'è in questo giorno uguale a te
che muore all'orizzonte e al buio si confonde
Alberi che sfiorano le nuvole
e un vecchio contadino che parla con un bambino
E più in là sentieri che si perdono
laddove c'è l'asfalto e il cuore tuo distratto

Ma è un giorno come un altro
la vita che si offre a te
in tutto il suo ritratto
e sullo sfondo ancora lei

Volersi ancora bene
e non restare insieme
Se è stato un grande amore o no
adesso è già dolore un po’
Ma è un giorno come un altro

Penso a te che ti addormenti insieme a me
la testa sul cuscino ed io che mi rigiro
Attimi che sono come battiti
che vanno a cento all'ora sull'autostrada vuota
Svegliati che il tempo può riprenderti
E' come per incanto finisce questo pianto

Ma è un giorno come un altro
l'amore che finisce qui
e tu che sei già un altro
malgrado ci sia ancora lei

Volersi ancora bene
a volte non conviene
Se è stato un grande amore o no
adesso è già dolore un po’
Ma è un giorno come un altro…

È un giorno come un altro…
È un giorno come un altro…

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: "Le mie canzoni sono differenti")



Verrà

 



Verrà la pace che hai desiderato
ti porterà un amore inaspettato
oppure tornerai nel tuo seme
perché quaggiù nessuno ti vuol bene

Verrà la voce che non hai ascoltato
il padre che non ti ha mai coccolato
e impregnerai sul viso della gente
la tua freschezza nuova di sorgente

Verrà...Verrà…

Verrà qualcuno e non sarà un miraggio
rimuoverà in avanti il tuo coraggio
e sarai molto meno personaggio
si fermerà da solo questo viaggio

Verrà… Verrà…

Verranno giorni allegri di proposte
non lascerai agli altri le tue risposte
non ti ritroverai in una chiesa
inginocchiato contro la tua resa

Verrà chi non ti ha mai considerato
chi ha avuto tutto e non ti ha più cercato
Perdonerai chi non ti ha capito
e griderai a te stesso:
"Non sono finito!"

Verrà...Verrà…

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: "Le mie canzoni sono differenti")

Il suicidio

 



(Il brano più terribile de: "Le parole del mio tempo". L'ascolto non è adatto ad un pubblico particolarmente sensibile).

Lui si guarda allo specchio e pensa già al suicidio
con le mani sul viso e con lo sguardo indeciso
Cammina adagio per la stanza
della sua vita ne ha abbastanza
Ha compiuto gli anni proprio ieri
ma già sono stanchi i suoi pensieri

Si spoglia completamente ed ha un vuoto nella mente
si tocca il sesso e si muove piano piano dolcemente
Ha lasciato sulla tavola
le sigarette e la pistola
mentre l'orgasmo è alle porte
lui stringe l'arma sempre più forte

Che cos'è?... Che cos'è?... Che cos'è?...

Che cos'è questa voglia di partire?
Che cos'è questo vivere o morire?
Che cos'è questo lucido scoprire?
Che cos'è?... Che cos'è?...

Che cos'è questa voglia di salvarsi?
Che cos'è questa voglia di adularsi?
Che cos'è questa voglia di ferirsi?
Che cos'è?... Che cos'è?...

Ora getta la cicca e guarda l'arma da fuoco
ha un corpo bello da difendere ma gli pare poco
Che cosa fare perché non provare più a sperare?
Che cosa dire perché non provare un po’ a dormire?

Lui ripensa al suo primo grande e tenero amore
e quell'esperienza speciale ma poi fallimentare
La sua anima allo specchio è chiusa dentro a un grande cerchio
e quegli anni di bambino li ha lasciati dietro il suo cammino

Che cos'è?... Che cos'è?... Che cos'è?...

Che cos'è questa evanescenza?
Che cos'è questa inconcludenza?
Che cos'è questa fragile influenza?
Che cos'è?... Che cos'è?...

Che cos'è questo profumo così ruffiano?
Che cos'è questo lamento così lontano?
Che cos'è questo tormento così arcano?

Che cos'è?... Che cos'è?...

Che cos'è questa voglia di salvarsi?
Che cos'è questa voglia di adularsi?
Che cos'è questa voglia di ferirsi?
Che cos'è?... Che cos'è?... 
 (Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: Le mie canzoni sono differenti)

Caro fratello

 



Caro fratello
ti ho immaginato da sempre
e da sempre ti ho aspettato inutilmente
Chissà chi è stato colui
che ci ha legati nel suo regno
noi così diversi eppure uniti nello stesso segno

Caro fratello
perché mi rispondi col silenzio?
Lo sai che da tempo non riesco a dirti quello che sento
Chissà chi è stato colui
che si è dimenticato di noi
noi così perversi eppure non siamo mai gli stessi

E mentre ti canto
sento sempre più vicino il tuo pianto
il tuo dolore che abbiamo provato per lo stesso tramonto

Caro fratello
non voglio più darti retta
troppo spesso ricordo la tua indifferenza
Chissà chi è stato colui
che ci ha voluti e posseduti
noi così indecenti eppure così belli e intelligenti

E mentre ti scrivo
giusto per sentirmi ancora vivo
giusto per provare a me stesso che sei un amico

la tua voce si confonde lentamente con le altre
e faccio fatica a riconoscere le tue tracce
Chissà chi è stato colui
che ha sepolto i nostri corpi
in una terra fredda
con un cielo senza nemmeno una stella

E mentre ti cerco
scende silenziosamente la sera
ed io capisco che non basterà una vita intera

Caro fratello
anche tu sei stufo e non piangi più
anche tu ti sei arreso a questo inutile ritrovarsi
Chissà chi è stato colui
che ci ha lasciati qui nell'ombra
ormai è notte fonda e il mare
non ha neanche un'onda

(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: Le mie canzoni sono differenti)






Ti avrò a settembre

 






Ritrovarti e poi scoprire
che ho inseguito solo la mia ombra
e mi chiedo se i miei anni
sono tanti sotto la tua gonna
Io ti ho vista all'improvviso
e son caduto dentro il tuo sorriso
Ho viaggiato con la mente
ed ho trovato te nel mio presente

Quanta strada ho già percorso
ma con te vorrei fermarmi adesso
Spolverare vecchie idee
e ritrovare tutto ciò che ho perso
Cominciare dal tuo viso
per finire contro il mio destino
stare su di te per aggrapparmi
al sogno che non ho capito

Ma ti avrò a settembre
o nel tempo che verrà
e sarà come sempre
inventarsi una realtà

Io ti avrò a settembre
se un settembre ci sarà
per noi due come sempre
nel domani che verrà
se verrà...se verrà..

Io ti ho già sentita qualche volta
che parlavi della vita
come di una faccia troppo assente
ma pur sempre nostra amica
Se mi chiedi la ragione
per cui ho scelto la tua direzione
non ti so rispondere perché
non so se è grande questo amore

Ma ti avrò a settembre
o nel tempo che verrà
e sarà come sempre
inventarsi una realtà

Io ti avrò a settembre
se un settembre ci sarà
per noi due come sempre
nel domani che verrà
se verrà...se verrà..


(Tratto da “Le parole del mio tempo”)

(Puoi ascoltare il brano anche cliccando qui: Le mie canzoni sono differenti)

Blog Retro: Quel ramo del lago di Como


Non volge a mezzogiorno come scriveva il Manzoni, il mio lago di Como è situato con le lancette spostate nella prima parte del quadrante ma gli scenari sono ugualmente coinvolgenti e affascinanti. Ad ogni curva si aprono squarci di orizzonte dove si annida l’infinito, e catene di montagne dolci e verdeggianti che si specchiano su acque tranquille e dorate.

Il silenzio genera il silenzio. Il mio lago è così: taciturno, timido, di poche parole. Solo il lambire delle acque al passaggio di traghetti carichi di turisti o di viaggiatori abituali, fa muovere quella vitalità che fino a un attimo prima pareva impressa in un fermo immagine cartolare e surreale.

Dall’albergo dove sono alloggiato ammiro Bellagio con la sua forma a tartaruga che fa da spartiacque ai due rami del lago. Sembra un guardiano paziente e sornione che sorveglia quella parte del paesaggio in cui si snodano le ampie aperture lacustre.

Sono un laghee. Per i comaschi di città è l’equivalente di terrone, noto epiteto rivolto ai meridionali. Nel mio caso non c’è differenza alcuna dato che sono napoletano e ne vado anche fiero.

I laghee (come i terroni) sono particolarmente legati alla loro terra d’origine e alle loro tradizioni. Sono orgogliosi, a volte superbi ma fedeli alle proprie abitudini e stili di vita, soprattutto sono taciturni e acuti osservatori. In questo mi somigliano o forse sono io ad assomigliare loro. Si può dire che sono un … laghee napoletano, l’esempio di due culture apparentemente diseguali ma che invece hanno molti tratti in comune.

Prendo la macchina e mi dirigo verso Menaggio, altra perla della costa occidentale del lago. In sottofondo ascolto la bellissima canzone di Fabio Concato,  Guido piano, e canticchio a voce alta questi versi:

…c'e' tanto sole

e mi accorgo che ne ho bisogno come un fiore

e ho bisogno di stancarmi e di camminare

di sentire l'acqua il vento e di respirare

peccato che qui vicino non c'e' il mare

Eccomi arrivato a Sorico, il punto dove il lago volge a mezzodì riversandosi sulla sponda orientale fino a toccare le terre narrate dal Manzoni. Mi sdraio sulla spiaggia e ascolto il silenzio.

Ho una gran gioia nel cuore.