LA DECADENZA DEL PENSIERO

Il tema della decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore per effetto della condanna definitiva nel processo Mediaset, è da alcune settimane al centro di un dibattito politico aspro e controverso, che si è particolarmente infiammato in vista del pronunciamento della Giunta del Senato previsto per il 18 settembre p.v.

Si è assistito ad un vero e proprio carosello di opinioni e di interpretazioni sulla retroattività o meno della legge 6 novembre 2012, n. 190,  meglio nota come “Legge - Severino” o come “Legge anti-corruzione”, tese a dimostrare la propria fondatezza più per un tornaconto “ideologico” o di parte, che per una manifestazione del pensiero libera e incondizionata.

A favore della irretroattività della legge viene invocato il principio costituzionale secondo cui “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. (Art. 25, c. 2). In sostanza si associa la decadenza (ritenuta sanzione accessoria) al reato da cui trarrebbe origine, come intima connessione temporale in ossequio all'altro principio (giurisprudenziale) del “tempus regit actum”.

I sostenitori della tesi avversa ritengono invece che la legge Severino sia pienamente conforme al dettato costituzionale, posto che il decreto legislativo attuativo (n. 235 del 31 dicembre 2012) fa riferimento a condanne definitive intervenute successivamente alla sua entrata in vigore. Per costoro la questione della irretroattività è quindi un “falso” problema e appartiene piuttosto al novero delle disquisizioni meramente scolastiche.

Personalmente propendo per tale ultima interpretazione e ciò indipendentemente da qualsiasi valutazione sulla giustezza o meno della condanna inflitta al cavaliere “smascherato”.

La decadenza dalle cariche elettive ex d.lgs. 235/2012 non è infatti configurabile quale sanzione accessoria al reato (la cui competenza, peraltro, sarebbe del solo giudice come avviene per l’interdizione dai pubblici uffici) ma è l’effetto di una condanna definitivamente accertata a tutela dell’integrità dell’assemblea (in questo caso il Senato della Repubblica) secondo le finalità morali sottese al provvedimento legislativo. A fortiori, ragionando diversamente e visti i tempi elefantiaci della giustizia italiana, dovremmo aspettare almeno un decennio affinché la legge Severino sia  effettivamente applicata.

Credo comunque che l’aspetto più rilevante non è tanto la decadenza “berlusconiana”, quanto piuttosto l’incapacità dello Stato italiano di garantire se stesso e i propri cittadini attraverso regole certe e ragionevolmente accettate come in qualsiasi Paese che voglia definirsi “civile”.

In questo vespaio di dubbi, interpretazioni e soluzioni di comodo si annidano pensieri che fanno dell’astrattezza un’arma letale per confondere e destabilizzare le coscienze.

E sono pensieri che si insinuano nelle menti più facilmente accessibili, fino a divenire fluttuanti, sfuggevoli, decadenti…


Commenti

  1. Il berlusconismo sta continuando a fare danni all'Italia. In qualsiasi Paese democratico un esponente della politica condannato al terzo grado di giudizio sarebbe stato immediatamente rimosso da ogni carica pubblica...invece in Italia dobbiamo ancora assistere al teatrino delle sceneggiate disgustose dei cortigiani del cavaliere, che ogni giorno occupano pagine dei notiziari, con le loro preoccupazioni di eclissarsi il giorno successivo alla decadenza del loro sovrano.E mentre le autorità europee ci raccomandano di non oltrepassare quel 3% tra debito pubblico e Pil, riformando la nostra politica economica, il governo deve rimanere occupato a disquisire sulle questioni giudiziarie di Berlusconi. Domenico Cammarano del blog "L'Attuazione della democrazia".

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    1. Manca la politica del fare accompagnata da una tecnica legislativa che deve essere notevolmente migliorata. I padri della nostra Costituzione si sono rivoltati ormai da tempo dai loro eterni giacigli.

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  2. Personalmente, consapevole della complessità della questione e senza alcuna velleità di risolvere la problematica, sono per la prima ipotesi e non perche sia un fan di B.Le norme,a mio avviso, devono essere chiare,applicabili e conosciute e valide dal momento in cui vengono emesse. Il potere sanzionatorio di una norma deve avere un effetto deterrente e pertanto (anche se poi vi sono regole di moralità e buon senso) dissuadere da effettuare dei comportementi non legittimi.

    In sostanza il cartello del limite di velocità va posto all'inzio della strada e non alla fine ( ovvio che su una statale il buon senso mi dice di non andare a 200 km/ora).

    E' vero che non è ancora definita la questione se trattasi di sanzione accessoria o meno, ma il risultato alla fine sarebbe la consegunete decadenza.

    Oltreutto la decandenza è una misura volta a eliminare la possibilitàche il "reato" venga reiterato , ma nel caso in questione il "reat" non è stato neache commesso nell'eserczio delle prorpie funzioni.
    Rimangono oltretutto disattesi principi quali il favor rei.

    Detto questo trovo assurdo che tale problematica, dai risvolti squisitamente "tecnici," sia data in pasto dai mass media all'uomo comune. Una volta eravamo 60 milioni di allenatori (in tempo di mondiali,) oggi siamo 60 miliani di giuristi/costituzionalisti.

    Che fine ha fatto la separazione dei poteri?

    Stiamo assaporando un lento declino (decadenza)ed i nostri politici ( senza distinzione di sorta) sfruttano l'occasione per dimostare la correttezza del loro pensiero con un solo risultato:sono tutti vincitori non vi è nessun vinto.

    E' palese da tempo che senza B. i nostri politici perderebbero buona parte delle loro argomentazioni con conseguente necessità di doversi concentrare sui problemi relai del paese.

    In realta non hanno ancora capito che sulla barca ci sono anche loro e le scialuppe sono finite.

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    1. E' una chiave di lettura che condivido solo in parte, ma che rispetto.

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