LAZIOGATE: SCANDALO AL SOLE

Le vicende che hanno coinvolto la Regione Lazio nell’ennesimo scandalo sulla distrazione di fondi pubblici hanno inferto un altro duro colpo sul sentimento di fiducia della gente verso le istituzioni e la politica.
Le dimissioni della presidente Renata Polverini, -formalmente ancora in carica per la gestione ordinaria dell’ente in attesa delle nuove elezioni-, seppur pregevoli ed opportune, non hanno attenuato il clamore e l’indignazione dell’opinione pubblica.
La Polverini ha voluto sottolineare con il suo gesto il chiaro obiettivo di porre fine, -con un proclama senza precedenti-, le (solite) magagne di taluni consiglieri “impegnati” nella gestione dei fondi pubblici a proprio profitto e a tutto danno del popolo che, secondo la Costituzione italiana, dovrebbe essere “sovrano”.
E’ purtroppo una storia che si ripete da troppo tempo e i tentativi di porre rimedio allo stratificarsi dei “tentacoli” della corruzione, come i disegni di legge all’esame del Parlamento, non si sono ancora tradotti in azioni concrete .
Manca la condivisione che a parole sembra esserci ma che nei fatti è ancora condizionata da talune resistenze o divergenze di opinioni, come quelle sul tema dell’ incandidabilità, non ancora risolte.
Il celebre aforisma “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, coniato dal politico Massimo d’Azeglio all’atto della proclamazione del Regno d’Italia, ritorna prepotentemente in auge a distanza di oltre un secolo e mezzo di Storia.
Non c’è riforma istituzionale che possa ritenersi veramente efficace se non è prima di tutto interiorizzata nell’animo e nella mentalità delle persone e in special modo di quelle che, investite del mandato elettorale, sono chiamate ad assumere un comportamento integerrimo e moralmente ineccepibile.
Se si vuole davvero che le cose cambino è quanto mai necessario che cali in fretta il sipario su questi scandali sommersi e riemersi al sole senza alcun ritegno, affinché “l’altra gente”, quella migliore, non sia più costretta ad assistervi.

Commenti

  1. Personalmente viene dato eccessivo clamore a questi fatti. Prima si parlava di "giudizio mediatico" prima dei veri processi, ora si è andati avanti si tratta di "catarsi mediatica".

    Tutti si indignano, fanno la loro bella figura, poi spenti i riflettori tutto come prima.

    Per favore invertiamo questo circolo vizioso che non porta a nulla.

    Siamo in un paese di serpenti mascherati da colombe (con un mia personale lettura del vangelo di Matteo 10,16-17" estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae").

    Diffido da quelli puri e candidi che volano troppo in alto (per farsi piccoli e non farsi vedere), nessuno escluso, per poi attaccare come le aquile ( famose per la loro vista).

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  2. Gentile Anonimo. Non c'è mai limite al clamore suscitato da questi scandali. Ben venga l'indignazione a condizione, e concordo con te, che non duri nello spazio di uno scoop. Il problema quindi è che prevalga l'oblio in luogo di fatti indecenti che dovrebbero costituire memoria storica per i "posteri" pur tenendo presente l'insegnamento evangelico dell'ipocrisia.

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  3. Gentile Anonimo. Non c'è mai limite al clamore suscitato da questi scandali. Ben venga l'indignazione a condizione, e concordo con te, che non duri nello spazio di uno scoop. Il problema quindi è che prevalga l'oblio in luogo di fatti indecenti che dovrebbero costituire memoria storica per i "posteri" pur tenendo presente l'insegnamento evangelico dell'ipocrisia.

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