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Si
dice che siamo fatti per vivere insieme, per relazionarci. Ma cosa succede
quando si perde qualsiasi contatto con la realtà e con le cose? Subentra la noia,
come ce la racconta magistralmente Alberto Moravia nel suo capolavoro del
1960 da cui venne tratto un film di successo con Horst Bucholoz,
nei panni del protagonista Dino e Catherine Spaak, in quelli della
lolita Cecilia.
E’
proprio l’incontro tra un pittore danaroso ma ribelle verso la madre asettica
e borghese, -dalla quale si separa per andare a vivere da solo-, e la
bella ma insignificante Cecilia che gli fa da modella per i suoi
dipinti, che fa scattare nel primo quella particolare condizione d’animo che
ora lo unisce e ora lo allontana dalla realtà. Perché la noia è l’assenza di
ogni relazione con il mondo, l’accettazione passiva, mista ad atarassia,
verso quei valori convenzionali e inautentici che inibiscono le migliori espressioni
del proprio essere.
Dino inizia così una relazione fisica con la modella
che era stata amante del suo vicino di casa Balestrieri, convinto che la
sistematicità e la monotonia degli amplessi lo porterà ad annoiarsi e a
distaccarsi nuovamente dalla sua esistenza. Invece accade un fatto
apparentemente normale e scontato, come il tradimento di Cecilia, che renderà
Dino geloso, ovvero gli farà provare un sentimento autentico e reale
rispetto alla noia che è invece inautentica e irreale.
Moravia,
sulla scia della sua opera prima “Gli indifferenti”, o
dell’esistenzialismo di Sartre in “La nausea”, esalta gli aspetti psicologici della
narrazione per dimostrare quanto le convenzioni sociali e le false
ideologie siano dominanti e influenti sui comportamenti individuali. Pregevole
è un passo del libro nel quale Dino, per convincere Cecilia a lasciare il suo
amante e a sposarlo, cosparge il corpo di lei di banconote.
Sarà
un fallimento. Cecilia non cadrà nel tranello teso da Dino per renderla
inautentica come la noia e deciderà di partire ugualmente con il suo amante.
A questo punto il distacco dalla realtà non si compie e Dino si troverà
coinvolto in un incidente stradale che lo costringerà ad una lunga degenza in
ospedale aspettando il ritorno di Cecilia.
Romanzo
di rara bellezza linguistica e di approfondimento saggistico su un tema di
forte impatto introspettivo, La noia si colloca a pieni voti tra
le opere letterarie più suggestive e attrattive del novecento. Uno spaccato
crudo e realistico della condizione umana che cambia a seconda del gradino
della scala sociale in cui ci si posiziona. Ma i valori che accentuano le
differenze annoiano e pongono l’individuo nell'isolamento più totale e
deflattivo di ogni serena convivenza.
“Per
molti la noia è il contrario del divertimento; e divertimento è distrazione,
dimenticanza. Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento;
potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al
divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure
di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di
insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà…”
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