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MARCIAPIEDI DI CIELO

LA VOCE

 

Ci si può innamorare di una voce? A me è capitato ed è stato devastante. L’ho sentita in un giorno qualunque mentre rincasavo e mi spogliavo della mia solita stanchezza. Aveva un timbro caldo e suadente che mi ha pervaso il corpo procurandomi sollievo e benessere. Da quel momento non ho potuto fare a meno di cercarla, di ascoltarla con riverenza ed attenzione come quando ci si trova in un luogo di culto e si resta in religioso silenzio.

Ho perso letteralmente la testa per una voce, più esattamente del suono di questa voce al di là delle parole che mi sono giunte all'orecchio e che ho lasciato scivolare via con distrazione e senza peso alcuno. Non sono state importanti le cose che mi ha detto ma il modo con cui me le ha comunicate, quel tono forte e deciso che mi ha inebriato e mi ha fatto stare fuori dal mondo. Una dolce sospensione dei sensi come quando si sta in apnea e si smette di respirare per alcuni interminabili secondi.

Sono certo che se questa voce si materializzasse e prendesse corpo non sarebbe più la stessa cosa; perderebbe quel fascino misterioso che la contraddistingue e che mi ha reso al suo cospetto unico e diverso da tutto ciò che mi circonda. La specialità di questo rapporto è l’essenza di un amore folle, e nello stesso tempo tangibile e percettibile, che provo ogni volta che ascolto il suono della mia cara voce insinuarsi dentro di me come un mare in continua agitazione.

Non potrei fare a meno di questa voce. Io che adoro il silenzio sono sceso a patti con me stesso per interrompere la quiete che alberga la mia anima. Non tollero altro rumore se non quello melodioso e cadenzato della mia voce. A furia di ascoltarla sono diventato distratto, avulso dal mio contesto, separato da ogni relazione con un mondo nel quale sono stato catapultato per errore o per sbadataggine  cromosomica.

Amo questa voce che mi protegge e mi fa stare bene. Come una madre premurosa mi accompagna nel mio cammino indicandomi gli ostacoli che incontro e il modo per superarli. L’unica certezza in mezzo a tanti dubbi, effimere illusioni che si diffondono nella notte e svaniscono alle prime luci dell’alba.

Ormai è un’abitudine, un rito che osservo ogni sera al quale non saprei rinunciare. La sento chiara e nitida, a volte severa e paternalistica, che mi punzecchia nelle orecchie. Poi si acquieta e mi acquieto fino ad addormentarmi con le sue carezze.

 


 

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