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MARCIAPIEDI DI CIELO

LA TECNICA DEL RACCONTO BREVE

 


Tanto vituperati da certi puristi della scrittura, i racconti brevi sono invece una risorsa inestimabile e concorrono a pieno titolo ad arricchire la qualità del patrimonio letterario. Non è facile scrivere un racconto breve, ci vuole una certa attitudine a confezionare una storia in poche pagine che contenga in sé gli elementi essenziali per catturare l’interesse del lettore. È il cosiddetto dono della sintesi, prerogativa che non è di tutti.

Nel racconto lungo o nell’opera che superi almeno le cento pagine si lavora molto sui dettagli, s’indugia su aspetti di contorno della vicenda prima di arrivare al “nocciolo della questione” ma non sempre i risultati prodotti sono pari alle aspettative. A volte queste divagazioni hanno l’effetto di allungare il brodo o sono imposte da esigenze commerciali che hanno poco o nulla di letterario.

Prendiamo ad esempio “Il ritratto di Dorian Gray”, l’opera più celebre di Oscar Wilde. Rispetto alla versione originaria furono aggiunti alcuni capitoli al solo scopo di rendere il romanzo più corposo e appetibile ai lettori. Questi allungamenti, per lo più marginali, non hanno apportato alcun contributo qualitativo all’opera ma semmai hanno avuto l’effetto di rendere più intrigante l’attesa di conoscere il destino di Dorian fino alla scena fatidica della distruzione del ritratto e del repentino invecchiamento del protagonista.

Quanti di noi si sono trovati a che fare con dei libri che sono sembrati dei veri e propri mattoni al punto da interrompere la lettura dopo poche pagine. Non è certo il caso dell’opera di Wilde che resta pur sempre un capolavoro assoluto ma la letteratura è ricca di storie “sovrabbondanti”.

Tutto questo non accade nei racconti brevi dove si lavora molto sulla concentrazione degli eventi, sul tratteggio essenziale delle caratteristiche del protagonista, sulla trama concisa, diretta, immediata, affinché il messaggio (morale della favola) arrivi al lettore senza frapposizioni o tergiversazioni di sorta. In altri termini nel racconto breve lo scopo è di procurare da subito l’impatto emozionale laddove nelle storie di più lunga durata le emozioni sono piuttosto centellinate o distribuite a vasto raggio.

Da un romanzo si può ricavare un racconto breve di ottima fattura ma non viceversa: se dovesse accadere il rischio di trasformarsi in un colabrodo è più che probabile. Pensiamo a “I Promessi Sposi”, altro capolavoro tanto odiato sui banchi di scuola e poi apprezzato in età matura. Manzoni dedica tanti capitoli (troppi) alla discesa dei Lanzichenecchi o alla peste mentre il fulcro della storia si sarebbe potuto sviluppare in pochi e più avvincenti racconti come il matrimonio a sorpresa e la fuga di Lucia a Monza sullo splendido scenario dell’addio ai monti, la storia di fra Cristoforo o di Gertrude, la notte dell’Innominato, tutti passi di notevole spessore che sono poi risultati i più ricercati e impressi nella memoria dei lettori.

Ovviamente non tutti i racconti brevi sono di qualità; ve ne sono molti di buona fattura e altri scadenti alla stregua di quanto accade per le opere lunghe e di più ampio respiro. È una questione di gusti, di pluralismo dell’offerta letteraria e del gradimento diversificato dei lettori.

L’importante è comunque leggere qualsiasi cosa che possa allargare gli orizzonti della propria conoscenza, che sia d’aiuto ad aprire la mente e, qualche volta, anche il cuore.



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