Sanremo 2012: l'austerity dei nostri tempi.

C'è una mia canzone intitolata "Come ai vecchi tempi" che ho inserito nel mio libro "Le parole del mio tempo" in cui un gruppo di ragazzi maturi ricorda con nostalgia i tempi andati proiettando nel presente la voglia di emozionarsi, di divertirsi e di innamorarsi di allora.
Niente di tutto questo traspare dall'ultima edizione del festival di Sanremo appena conclusasi. Le canzoni proposte, non di qualità eccelsa, sembrano "figlie" di un tempo presente dominato dalla grave crisi economica del Paese e dalla necessità di essere parchi e contenuti anche nelle parole e nei messaggi espressi dai testi delle canzoni in gara. Sembra quasi che gli autori dei testi si siano preoccupati di allinearsi al clima di austerity dei nostri tempi, abbandonando quella spensieratezza e ventata di sano ottimismo che forse, proprio per la situazione attuale, potevano essere auspicabili o, quanto meno, propiziatori.
Ed invece la manifestazione canora più importante dell'anno ha preferito essere sobria con se stessa, pur concedendosi qualche rara eccezione mostrando le (bellissime) gambe di Belen Rodriguez o affidando alla Elisabetta Canalis il compito di interpretare la bellezza di una Italia reietta dalle ultime vicessitudini politiche ed economiche.
Anzichè assegnare alle canzoni un adeguato spazio di risonanza, si è voluto dare risalto e attenzione ai commenti degli opinionisti chiamando sul palco un Adriano Celentano più simile al Masaniello della rivoluzione che fu che al grande cantante e artista che tutti conosciamo. Il "molleggiato" ha sicuramente esagerato invocando la chiusura dei giornali cattolici o criticando la decisione della Corte Costituzionale sul rigetto del referendum abrogativo della legge elettorale, dimenticandosi che la libertà di stampa e il ruolo della Consulta sono regole scritte proprio dalla Carta Costituzionale voluta e votata dal popolo sovrano.
E così la sua "performance" ne è uscita ridimensionata finendo, come uno scorpione accerchiato, con l'essere autolesionista, ripercuotendosi inesorabilmente sul suo interprete.
E le canzoni? Solo una breve parentesi che il vento spazzerà via nel giro di pochi mesi e che nessuno ricorderà più.
                                                          Vittoriano Borrelli