L’ULTIMO ORANGO A TREVIGLIO

Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango”, ha dichiarato il vice presidente del Senato Roberto Calderoli durante un comizio della Lega a Treviglio.

L’infelice epiteto rivolto al Ministro dell’Integrazione del governo Letta, ha destato imbarazzo tra i vertici delle Istituzioni che hanno duramente condannato le frasi pronunciate da un esponente (fatto ancor più grave) della Repubblica italiana. E’un comportamento che meriterebbe di essere sanzionato, senza alcun appello, con una espulsione esemplare dai banchi del Parlamento.

E invece, codici e regolamenti alla mano, tale decisione, secondo quanto precisato dal presidente del Senato Pietro Grasso, sarebbe rimessa alla sola volontà dell’interessato.

Al di là dei cavilli e dei leziosismi normativi, la questione morale rimane ampiamente aperta e irrisolta, malgrado gli approcci e i tentativi di rinnovamento della nuova compagine governativa che non sembrano sortire gli effetti sperati.

Piovono a iosa esempi di imbarbarimento civile (come sottolineato anche dal Capo dello Stato) senza che si faccia niente per porvi rimedio.

Eppure basterebbe modificare la legge sull’incandidabilità con una norma del tipo “coloro che si siano resi responsabili, anche solo sul piano politico, di azioni, atti o comportamenti elusivi dei principi costituzionali dell’eguaglianza e del rispetto della dignità sociale individuale".

La ricetta del “prevenire è meglio che curare”, funziona sempre. Sarebbe ora di avviare un deciso sterminio del decadimento culturale cui la stragrande maggioranza degli italiani sta assistendo, ahimè, in maniera del tutto impotente.

Voglio sperare che nella civilissima Treviglio si sia assistito all'ultimo orango (parafrasando un noto e più nobile film) del trogloditismo del pensiero, misero e sparuto, da obliare in fretta.

Se si è toccato il fondo, domani è già un giorno migliore.



Commenti

  1. Non stimo Roberto Calderoli ma rimane che il fatto che una opinione, seppur infelice, rimane una opinione e espressione della libertà di pensiero e chi la esprime se ne assume la paternità.

    Ovvio che, comuqne, chi ricopre certe cariche o è sotto i riflettori, sancita la sua libertà ad esprimersi, dovrebbe filtare il proprio pensiero ( ed il suo agire) in forza di ragioni superiori.

    Calderoli ha solo un merito, è uno che come si dice "parla come mangia" e non si nasconde dietro a immacolate parvenze come fanno i nostri politici accusati di ogni nefandezza e ne escono ogni volta senza macchia.

    Il linguaggio di calderoli e censurabile ma innocuo alla fine. Il clima politico dell'ultimo periodo nei fatti è piu imbarbarbarito e nella realta dannoso.






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    1. Gent.le Anonimo. Non so se il "parlare come si mangia" sia un merito quando l'effetto è quello di insultare le persone. Credo che la questione non sia la delicatezza del linguaggio ma la sensibilità e il rispetto per gli altri, fermo restando il diritto di ciascuno di esprimere il proprio dissenso. Essere di esempio, soprattutto per chi ricopre una carica pubblica (e non mi riferisco soltanto al sig. Calderoli) è fondamentale se si vuole davvero che le cose cambino nel segno di una migliore convivenza civile.

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