I LIKE


Quanto è importante oggi sentirsi accettati con un semplice clic? Molto più di quanto non lo dicano già le statistiche sull'uso dei social. Un tempo bisognava lavorare tanto sulla propria persona per ottenere il maggior numero di consensi possibili, farsi largo anche a spintoni per emergere ed essere vincenti.

Oggi imperversa l’immanentismo delle immagini, tutto ciò che non si vede oltre quello che mostriamo con le nostre foto non esiste, perché soppiantato, sommerso, camuffato dall'idea e dalla voluttà dell’apparire come arma unica e necessaria per reclamare la propria esistenza.

Le stesse parole si prestano a questo gioco perverso dell’esibizionismo visivo per esprimere concetti e definizioni surreali, come uno specchio dentro al quale non si riflette più la nostra immagine reale ma  quella che vogliamo sia ostentata agli occhi degli altri.

La proliferazione dei dibattiti, commenti, considerazioni personali sulla rete internet, se da un lato si sta rivelando un'importante opportunità di far sentire la propria voce, un tempo anonima ed insignificante, dall'altro sta acuendo l’indifferenziazione e la fatuità dei contenuti.

Se fino ad un decennio prima si doveva andare, mettiamo, al bar o dal barbiere per ascoltare certi discorsi strampalati e sconclusionati, oggi c’è una grande platea sul mondo, facilmente accessibile, in cui tutto converge come un grande minestrone di idee e di improvvisazione.

Il distinguibile diventa l’indistinguibile e la qualità di un messaggio è così offuscata dall’ignoranza del sapere che per trovarla sarebbe come cercare un ago nel pagliaio.

Se questi sono i presupposti, gli effetti sono ancor peggiori e sono racchiusi tutti in due paroline: I like, Mi piace, Me gusta … Il termometro della nostra visibilità è quel I like tanto agognato non appena digitiamo quattro parole o postiamo una foto.

I like: la misurazione del niente. Dimmi quanti “I like” hai e ti dirò chi sei. 10 sono pochi, 20 comincia ad essere un numero interessante, ma se si superano i 100 vuol dire che si sta diventando qualcuno.

I like, la nuova frontiera dell’essere. Non importa quello che scrivi e neppure la sgrammaticatura. Anzi, quanto più si è sgrammaticati tanto più si raccolgono proseliti. Un libro? Un approfondimento tematico? Troppo faticoso e complicato. Meglio spaziare nella sottocultura, usare un linguaggio postribolare, volgare e ad effetto. Così si guadagnano più consensi e la vita va avanti da sé.

I like.

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