Ad un passo dal nulla

 

Forse capiterà anche a me di ritrovarmi ad un passo dal nulla, col respiro che si diraderà come il risucchio delle onde del mare. Apnea momentanea o definitiva, sospensione della vita in attesa che tutto si compia in un verso o nell’altro. Sono momenti terribili che più o meno si rinvengono nelle testimonianze di chi si è imbattuto in questa pandemia maledetta che sta flagellando il mondo.

Sarà come il nulla prenatale, il silenzio che si fa rumore nel vuoto di una stanza di fortuna, inaccessibile ed impenetrabile. Saranno i pensieri a diffondersi nell’aria come uniche risonanze di vita, ricordi che si accavalleranno in una manciata di secondi interminabili, l’eternità aggrappata all’effimero o a qualcosa di provvisorio e barcollante.

Non ci sarà il tempo per fare quelle cose che hai rimandato un miliardo di volte, le parole che avresti voluto dire alle persone care e che invece hai trattenuto dentro di te per chissà quale maledetto indugio.

E non ci sarà il tempo per i sorrisi che hai nascosto dietro una maschera di ferro per non lasciarti andare, per mostrarti forte e deciso mentre avresti voluto aprirti alle tue debolezze, a quella spensieratezza che hai inseguito fin da bambino e che ti è sfuggita di mano come il filo di un aquilone.

E chissà se ci sarà il tempo per fermare il tempo, per ricordare l’ultimo sussulto di felicità, l’ultima passeggiata al mare, l’ultimo abbraccio da cui ti sei liberato troppo in fretta, l’ultimo bacio dal sapore acerbo e giovanile, lo sguardo tuffato nei colori di una bella giornata di sole che non rimpiangerai mai abbastanza.

Tutto in un attimo in attesa che si compia quello che è scritto nel fato, perché questa malattia infima colpisce a caso, come il gioco della roulette russa in cui non sai se toccherà a te quell’unico proiettile inserito nella rivoltella.

Ad un passo dal nulla prima di precipitare o di ritornare alla vita mentre i pensieri viaggiano all’impazzata perché  giungano in tempo nel cuore di chi hai amato. Come un messaggio in bottiglia, il testamento di queste parole del mio tempo.

L’amore sublime

 



E non esiste casa che non sia il tuo nome
E non esiste un’ombra nelle tue parole
E non esiste niente oltre i miei cinque sensi
E non c’è luogo al mondo dove non ti pensi

E non esiste dubbio ad ogni mio risveglio
E non esiste bocca dove amare meglio
E non esiste l’aria se non ti respiro
E non c’è più nient’altro da cercare in giro

E ho il desiderio, l’impressione ormai di perdermi
Se chiudo gli occhi mi dimentico di me

Mi presento così
Così come mi vedi
Spoglio di vanità
Non nascondo segreti
Io mi adatto se vuoi
Quando si parla d’amore
Io do il meglio di me
Io mi faccio apprezzare

E non esiste giorno che non mi sorprenda
E non esiste attesa dove non ti attenda
E non esiste affatto un altro paradiso
E dimmi cosa esiste dopo il tuo sorriso

E non esiste scelta per i miei pensieri
E non esiste voglia che tu non avveri
E non esiste errore che non sia rimpianto
E non esiste il mondo quando siamo accanto

E in un momento adesso tutto sembra perdersi
E all’improvviso rimaniamo solo io e te

Ed è sempre così
C’è ben poco da dire
È in silenzio che poi
Ci si impara a capire
Ed è stato così
Che ho perduto il controllo
Fammi quello che vuoi
Perdersi com’è bello

Il miracolo è qui
Tu il miracolo sì

Ed è sempre così quando impari a sentire
L’infinita poesia di un amore sublime
Ci lavorerò su per non farti scappare
Con tutto il fiato che ho sosterrò questo amore
Per non farlo annegare in questo sterile mare
Via tutte queste barriere, fate entrare l’amore
Il miracolo è qui, un miracolo sì 

(L. Vizzini-Renato Zero)


La polvere addosso

I ricordi ingialliscono come le fotografie ma restano addosso come la polvere. Accade soprattutto quando hanno a che fare con le persone care che non ci sono più, delle quali avvertiamo ancora la presenza. C’è un cordone ombelicale che ci unisce con chi ci ha lasciati per intraprendere un altro viaggio verso una dimensione nuova e sconosciuta.

Con la commemorazione dei defunti i ricordi rinverdiscono, si fanno più nitidi e cristallini e rivivono dentro di noi come se tutto fosse appena passato. E quest’anno la celebrazione del 2 novembre, funestata da un dolore giovane e improvviso per le morti da coronavirus, sarà ancora più sentita.

I cimiteri saranno aperti ma bisognerà rispettare le norme sul distanziamento sociale evitando affollamenti e congestioni intorno alle tombe dei nostri cari. Tutto sarà più sobrio e non saranno allestite le solite bancarelle con dolci e pasticcini della tradizione, zucchero filato sulle facce di bambini giocosi e innocenti in quella che avrebbe dovuto essere nello stesso tempo una giornata commemorativa e di festa.

E invece sarà il silenzio a farla da padrona e le preghiere ai defunti saranno a loro volta rivolte a noi stessi affinché ne possiamo uscire tutti sani e salvi da questa guerra atipica contro un nemico abietto e invisibile. Forse mai come quest’anno il connubio tra il mondo dei vivi e quello dell’al di là sarà connotato da una sorta di mutuo soccorso, di stretta e reciproca vicinanza in un tempo dalle dimensioni indifferenti.

Il vento spazzerà via le foglie ingiallite dell’autunno ma sentiremo addosso la polvere dei ricordi come un profumo antico che annuseremo in tutta la sua dolcezza e soavità affinché tutto ci sia più lieve e giusto.  

IL PAESE DEI VECCHI

Nel paese dei vecchi
non si pensa alla vita
solo qualche partita
e un bicchiere di vino

Poi si aspetta il tramonto
con la stessa apatia
e si intavolano discorsi uguali che volano via

Ogni tanto si vive
un amore per strada
Ogni tanto una macchina bussa o rallenta ma il tempo non passa

E si sta col silenzio
si ride sempre di meno
Poi magari qualcuno corre in bicicletta e strappa al cielo un inganno

Nel paese dei vecchi
si lavora nei campi
si coltivano gli anni ancora umidi di pioggia

C'è qualcuno che canta
in aperta campagna
altri che si ubriacano sopra letti di paglia

Si sta per delle ore
intorno ad un tavolino
e si aspetta la morte quasi fosse la notte della liberazione

Sotto il sole maturo
piange forte il futuro
Sull'asfalto tortuoso è tracciata di rosso la figura di uomo

Nel paese dei vecchi
ci son pochi problemi
e per caso qualcuno se li inventa davvero

Questa pace è il preludio
ad un nuovo digiuno
Ma che poveri cristi così soli così tristi in questi tempi più pigri

Strade senza un'uscita
Rimpianti in una valigia 
E si fa anche l'amore con il sesso sul muro non se ne accorge nessuno

 

(Tratto da Le parole del mio tempo”)

 

E LA VITA VA DA SÈ

E la vita va da sé
con le gonne e i pantaloni
con le facce indifferenti
coi tuoi anni fermi a venti

Con la sporca fantasia
la realtà di casa mia
Con quello che non ho più
tanto freddo e in fondo tu ...


E la vita va sé
È l’Italia che non c’è
Resta nuda anche per te
pronta da scopare in tre

Forse non sa più inventare
un rapporto sessuale
Dividiamoci stavolta
con un “mai” dietro la porta

E la vita va da sé
Il mio amico fuma ancora
e aspetta lei fino all’aurora

Appannati gli occhi miei
Pioggia o vento dove sei?
Sei come me e non vorrei

E la vita va da sé
Tu non la controlli più
La vorresti un po’ diversa
Che vuoi farci? Hai solo questa

Sai che avrei voluto anch’io
dire al vento “sono mio”
camminare e andare avanti
raccogliendo nuovi anni

E la vita va da sé
Il mio amico fuma ancora
e aspetta lei fino all’aurora

Appannati gli occhi miei
Pioggia o vento dove sei?
Sei come me e non vorrei …

TRATTO DAL’AQUILA NON RITORNA

LA VOCE

 

Ci si può innamorare di una voce? A me è capitato ed è stato devastante. L’ho sentita in un giorno qualunque mentre rincasavo e mi spogliavo della mia solita stanchezza. Aveva un timbro caldo e suadente che mi ha pervaso il corpo procurandomi sollievo e benessere. Da quel momento non ho potuto fare a meno di cercarla, di ascoltarla con riverenza ed attenzione come quando ci si trova in un luogo di culto e si resta in religioso silenzio.

Ho perso letteralmente la testa per una voce, più esattamente del suono di questa voce al di là delle parole che mi sono giunte all'orecchio e che ho lasciato scivolare via con distrazione e senza peso alcuno. Non sono state importanti le cose che mi ha detto ma il modo con cui me le ha comunicate, quel tono forte e deciso che mi ha inebriato e mi ha fatto stare fuori dal mondo. Una dolce sospensione dei sensi come quando si sta in apnea e si smette di respirare per alcuni interminabili secondi.

Sono certo che se questa voce si materializzasse e prendesse corpo non sarebbe più la stessa cosa; perderebbe quel fascino misterioso che la contraddistingue e che mi ha reso al suo cospetto unico e diverso da tutto ciò che mi circonda. La specialità di questo rapporto è l’essenza di un amore folle, e nello stesso tempo tangibile e percettibile, che provo ogni volta che ascolto il suono della mia cara voce insinuarsi dentro di me come un mare in continua agitazione.

Non potrei fare a meno di questa voce. Io che adoro il silenzio sono sceso a patti con me stesso per interrompere la quiete che alberga la mia anima. Non tollero altro rumore se non quello melodioso e cadenzato della mia voce. A furia di ascoltarla sono diventato distratto, avulso dal mio contesto, separato da ogni relazione con un mondo nel quale sono stato catapultato per errore o per sbadataggine  cromosomica.

Amo questa voce che mi protegge e mi fa stare bene. Come una madre premurosa mi accompagna nel mio cammino indicandomi gli ostacoli che incontro e il modo per superarli. L’unica certezza in mezzo a tanti dubbi, effimere illusioni che si diffondono nella notte e svaniscono alle prime luci dell’alba.

Ormai è un’abitudine, un rito che osservo ogni sera al quale non saprei rinunciare. La sento chiara e nitida, a volte severa e paternalistica, che mi punzecchia nelle orecchie. Poi si acquieta e mi acquieto fino ad addormentarmi con le sue carezze.

 


 

Pensieri di ottobre

Le stagioni si susseguono e si rincorrono tra loro come tappe della vita a ciclo periodico. Ciascuna ha un inizio e una fine per poi ritornare a tempo debito come una promessa che si rinnova dell’antico splendore. Autunno, inverno, primavera, estate, nessuna è più bella delle altre perché ognuna ha i suoi pregi e i suoi difetti come accade nel mondo degli uomini.

Le stagioni del tempo sono le stagioni della vita, si riconoscono dagli odori che si sentono nell'aria regalando gioia, ansia, trepidazione o semplicemente l’ebbrezza di un paesaggio dai colori mutevoli: dalla neve che imbianca le cime dei monti e i tetti delle case, agli alberi spogli che si rinverdiscono al primo sole di primavera; dalle spiagge che si affollano di ombrelloni e di corpi abbronzati, alle foglie ingiallite nei boschi o sui marciapiedi di città che il vento spazza via in attesa di un altro Natale.

Le perturbazioni del tempo, così come le basse e le alte pressioni atmosferiche, sono le sentinelle dei nostri stati d’animo; sembrano avvertirci che dopo un dolore, un dispiacere, un momento no, c’è sempre una nuova gioia da assaporare perché niente inizia o finisce veramente. Basterebbe ascoltarle queste sentinelle, coglierle nell'attimo stesso in cui si presentano per capire che la vita va avanti spedita come un treno, con o senza gli stessi viaggiatori.

Ed è una vita che si rinnova degli antichi abiti che sanno ogni volta di nuovo ma di quel già visto che è sempre un bel vedere, proprio come le stagioni del tempo. Una congiunzione che dovrebbe essere ripristinata negli usi e nei costumi della società odierna che pare invece proiettata verso una virtualizzazione dei modi di vivere.

Spesso non vediamo quello che passa sotto i nostri occhi, preferiamo volgere lo sguardo altrove allontanandoci da ciò che ci unisce. La vita passa a ritmo delle stagioni e noi dovremmo cogliere queste trasformazioni purificandoci dalle scorie di ciò che finisce per essere pronti a ricominciare.

Basta farlo con il piglio giusto di un altro inverno, un’altra primavera, un’altra estate e un altro autunno.

E questi pensieri di ottobre che il vento sta portando via non sono altro che il preludio di un’altra bellissima stagione.

LUCCIOLE

 


(Per ascoltare il brano clicca sull'immagine in alto).

Strade che finiscono davanti al buio
Marciapiedi pieni di colore umano
Qui non ci son stelle 
solo buchi sulla pelle

Scende anche stavolta lenta e silenziosa
questa notte brava bella e maliziosa
fatta per aprire cuori freddi e finestrini

Eccole che danzano sopra le ore
lucciole che ballano senza parole
con il capo in fondo si alzano ed è già il conto

Volti sconosciuti altri molto noti che
sfidano la notte e i bagliori tiepidi
che si vedono spuntare all'improvviso
quando tutto è già finito

E le trovi nei bar
con la spesa sul tram
Certe hanno anche un figlio
e un marito coniglio

Altre sono chissà
a curarsi l'età
le ferite che il mondo
ha lasciato giù in fondo

Lucciole che ballano senza nascondersi
anche se non vogliono devono accendersi
aspettando il giorno 
senza neanche un sogno

per tornare sulle strade che finiscono davanti al buio
Marciapiedi pieni di colore umano
Qui non ci son stelle
sono andate a farsi belle!
 

(Tratto da Le parole del mio tempo)

INNAMORARSI IN UN TEMPO SBAGLIATO

 

Non ci siamo mai amati nello stesso momento. Quando io ero pronto non lo eri tu e viceversa. Sembra che il destino si sia preso gioco di noi, o forse siamo stati noi a sfidarlo, a tirare troppo la corda che alla fine si è spezzata. È accaduto a noi che ci siamo amati in un tempo sbagliato.

La contemporaneità dell’amore è la base di partenza per una buona relazione sentimentale, il punto focale intorno al quale dovrebbero gravitare le migliori manifestazioni emotive, come due calamite che si attraggono se si trovano sulla stessa linea d’aria a poca distanza l’una dall'altra. Ma basta la minima deviazione perché questo non avvenga.

Deviazione voluta o imboccata dagli eventi, da storie che nascono su strade di periferia dove il sole non batte mai e il buio è l’unica cornice che rende sbiaditi i contorni.

Ci sono amori che sono fatti per essere sofferti, invisi, irraggiungibili. Più sono distanti, più li sentiamo vicini al nostro dolore, che quasi ci mancano quando sono presenti e ci riempiono della loro assenza quando fuggono via. Amori strani, maledetti, ma pur sempre amori.

C’è un romanzo, “Incontrarsi e dirsi addio” di Ferenc Kormendi, che avevo letto da ragazzo e mi era particolarmente piaciuto. Ambientato negli anni trenta, è la storia di uno scrittore disilluso dal mondo che giunge a Capri per una vacanza. Qui inizia una relazione con la giovane moglie del proprietario dell’albergo dove alloggia, molto più anziano di lei. Una relazione burrascosa che non appaga le inquietudini del protagonista e che muore sul nascere.

Amori che fioriscono e appassiscono in un attimo, come quello raccontato da Kormendi, non sono rari da trovare; più di frequente si perdono e scivolano via in presenza di ostacoli, reali o immaginari, che diventano insormontabili.

Diventa fondamentale il momento in cui ci s’incontra, la predisposizione a concedersi, a darsi senza condizioni, ad avere un progetto comune, un’aspirazione che si diparte dalla stessa radice.

Ecco perché il tempo dell’amore deve essere coevo, istantaneo, corrispettivo. Gli amori asincroni generano rimpianto, si rincorrono come due rette parallele senza incontrarsi mai.

E sono amori che nascono e muoiono in un tempo sbagliato.

 

 

 

 

TE LO DICO IN DUE PAROLE

 


“Per governare bene uno Stato bisogna ascoltare molto e parlare poco”. (Cardinale Richelieu).

 “Le cose grandi vanno giudicate con animo grande, altrimenti si finisce per vedere in esse i difetti che sono in noi”. (Seneca).

 “La vita è una stoffa che i giovani vedono dal diritto, i vecchi dal rovescio”. ( Camillo Sbarbaro).

 “Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro”. (Italo Calvino).

 “Il più semplice scolaro sa oggi verità per le quali Archimede avrebbe sacrificato la vita”. (Ernest Renan).

 “In tre occasioni l’uomo rivela la sua natura: quando la sua mente cede all'ira, quando il suo corpo è piegato dal vino e quando deve mettere mano alla borsa”. (Proverbio cinese).

 “Perché si uccidono persone che hanno ucciso altre persone? Per dimostrare che le persone non si debbono uccidere”. (Norman Mailer).

 “Mi piacciono le favole dei filosofi, rido di quelle dei bambini, odio quelle degli impostori”. (Voltaire).

 “Hanno un bell'essere stupide le parole dello sventato: esse, a volte, sono sufficienti per confondere l’intelligente”. (N. Gogol).

 “Niente di più bugiardo può essere uno specchio che non riflette l’anima di chi si guarda”. (Vittoriano Borrelli).

 “Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie...lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità”. (Oriana Fallaci).

 “Le religioni sono strade diverse che convergono verso uno stesso punto. Che cosa conta imboccare strade diverse, se arriviamo alla stessa meta?”. (Gandhi).

 “Esistono cinque categorie di bugie: la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica e il comunicato ufficiale”. (George Bernard Shaw).

 “Le cose che una generazione considera un lusso, la generazione successiva le considera necessità”. (Anthony Crosland).

 “Non sappiamo nulla di noi stessi e ci muoviamo, viviamo, sentiamo e pensiamo senza sapere come”. (Voltaire).

 “Essere indulgenti verso gli altri, severi con se stessi è un consiglio banale; nell'esistenza è la sola regola da seguire”. (Marcel Proust).

 “Non lasciare che sia la parola a correre più velocemente del pensiero”. (Vittoriano Borrelli).

BRAVO RAGAZZO

 

Non avrei voluto essere un bravo ragazzo e nemmeno il primo della classe. Appellativi che mi sono stati affibbiati fin dalla tenera età, con mia madre che mi guardava orgogliosa dei miei silenzi e del mio essere discreto. Per anni mi sono chiesto che cosa sarebbe stata la mia vita se avessi imboccato un’altra strada, libera, anarchica e senza regole precostituite.

 

Essere un bravo ragazzo costa fatica. Ci vuole dedizione, attenzione e deferenza verso gli altri,  essere sempre all'altezza e non deludere mai. Insomma una faticaccia che toglie estro, fantasia, improvvisazione, spregiudicatezza.

Meglio, molto meglio essere un ragazzaccio o, come si dice dalle mie parti, uno scugnizzo che mastica di strada, di polvere in faccia da spazzare via con uno sputo verso il mondo che ti guarda come un Grande Fratello, a cui non appartieni e dal quale preferisci prendere le debite distanze.

Un cattivo ragazzo o un uomo cattivo, spregiudicato, contestatore e calpestatore affascina di più. Un manipolatore delle genti schiave della propria debolezza di non osare, l’eroe dei nostri tempi che sghignazza davanti ad una folla anonima che batte in ritirata trovando a quel punto terreno fertile per imporre la propria agibilità sociale.

Un cattivo ragazzo è l’esempio da seguire, il proibito che stuzzica gli appetiti come quando si ha una gran fame dopo un lungo digiuno fatto di rinunce, di diete ferree badando a non ingrassare nemmeno di un centimetro, compressi in un corpo privo di forme adescanti e provocanti.

E chissà che non siano proprio i bravi ragazzi ad essere cattivi e questi ultimi i più buoni e... accattivanti.

Chissà che non sia stato anch'io un cattivo ragazzo senza malizia e furbizia, senza avere cura di me stesso perché troppo occupato ad accontentare anziché ad accontentarmi, prendere per mano la mia anima e coccolarmi.

Il pensiero verso gli altri alla fine lacera e consuma. Sarò stato proprio un cattivo ragazzo se mi sono perso nella scrittura, nelle parole d’inchiostro che hanno decantato un mondo che non esiste, che mi hanno fatto agire, alfine, all’ombra dei poeti maledetti.

 

BlogRetro: LA VITA DI CARTA

 

Il foglio bianco aspetta di essere riempito di nuove parole, di nuove emozioni che possano giungere a chi saprà comprenderle e sentirle, come un messaggio in bottiglia che naviga nei mari sconfinati della nostra immaginazione. Prendono forma e sostanza le parole, quelle sottaciute e accantonate in un angolo della nostra memoria che tutto ad un tratto si sprigionano dall'inchiostro per andare dove vogliono.

 Ci sono parole che sono uguali a se stesse  e si susseguono in una monotona clonazione dei sensi, altre, disordinate e sgrammaticate, emergono a tutto tondo senza punteggiatura e sintassi come se avessero fretta di uscire dal loro guscio per far sapere al mondo intero che ci sono e che possono coesistere con le più pure e sofisticate.

Dalle parole nascono le storie e i personaggi più svariati, si moltiplicano le vicende in un intervallo di tempo che non è il tempo ma solo la percezione che ciascuno di noi ha dei brandelli di vita che spaziano in una cronologia asincrona e dissociativa del pensiero; libere ed anarchiche da chi le ha messe in scena che quando le rileggi non le riconosci più.

Le parole sono lo strumento più facile da usare per volare alto e distinguersi da tutti pur rimanendo uguali agli altri. Con le parole si fa l’amore o la guerra con se stessi, si è migliori o peggiori di quanto si voglia veramente. Sono l’abito perfetto o imperfetto che indossiamo quando ci relazioniamo con chi ci sta intorno; a volte ci va a pennello, altre ci va stretto ma ci manca il coraggio di togliercelo di dosso perché non troviamo nuove parole per cambiare il linguaggio dell’anima.

Scorrono le parole per scovare nuove vite disperse che la realtà sommerge e soppianta in luogo di scenari asettici e precostituiti. Si trasformano in emozioni che nessun altro può comprendere all'infuori di te perché per farlo c’è bisogno di sentirle ed interiorizzarle, come quando si guarda il mare in silenzio e dal silenzio gridare, muti, il proprio bisogno d’amore.

Per innamorarsi, stringersi ed abbracciarsi senza avere più paura.

Piangono le parole in un dolore che fa più male di quello fisico perché qualcuno non le ha volute ascoltare e sono volate via come fa un gabbiano quando abbandona il proprio nido o un’aquila che si rigenera senza essere più uguale a se stessa.

Finiscono le parole quando arrivi all'ultima pagina di un libro che non smetti mai di scrivere e che vorresti rifarlo daccapo per comprendere e comprenderti. E quando pensi di aver scritto l’ultima parola succede che ti domandi senza trovar risposta: che cosa resterà di te?

BlogRetro: GLI AMICI SILENTI

 

Avrai carezze per parlare con i cani. E sarà sempre di domenica domani …”. Questi splendidi versi della hit di Claudio Baglioni, “Avrai”, sono entrati nei miei pensieri di gioventù e ancora oggi conservano tutta quella carica emozionale che mi aveva inondato al primo ascolto. L’espressione più sublime della voglia di comunicare e di ricevere calore e gioia come accade (o dovrebbe accadere) in un giorno di festa.

 

Sono i cani gli amici silenti, quelli che parlano con lo sguardo e dicono molto di più di ampollose parole, di frasi fatte e di circostanza cui siamo costretti ad ascoltare nel nostro mondo delle relazioni. In Natura tutto dovrebbe essere governato con equilibrio: i rapporti con l’ambiente, con gli animali e con gli uomini. Ma è un equilibrio precario, di vetro, pronto a frantumarsi non appena si registrano alterazioni più o meno significative in ciascuno di questi contesti.

 

Il disadattamento sociale non è cosa dei nostri giorni. C’è sempre stato fin dalla notte dei tempi ed è fortemente proporzionale alla qualità delle relazioni: quanto più queste sono reiettive delle differenze e dei diversi bisogni individuali, tanto più favoriscono l’isolamento e l’emarginazione.  

 

Eppure un insegnamento che “latita” nei programmi didattici quanto meno “ufficiali” è proprio l’amore per gli animali, e in particolare per i cani. Tanto si perde in termini di educazione ai buoni sentimenti.

 

Niente di più terapeutico può essere la compagnia di un amico a quattro zampe, vale molto di più di una seduta dallo psicologo (peraltro anche “salata”) o di interminabili esercizi ginnici per rassodare il corpo e presentarsi agli altri più sani e più belli ma con tante imperfezioni interiori.

 

Molto di più di una combriccola di amici che tanto parla e nulla dice, molto di più che stare su Facebook o su qualsiasi altro social network con gli amici “umanicolpevolmente silenti quando scrivi per comunicare qualcosa: un’emozione, uno stato d’animo, una richiesta di aiuto.

 

Avrò  carezze per parlare con i cani. E non soltanto di domenica, domani…