HABEMUS PAPAM

Jorge Mario Bergoglio è il 266esimo Papa eletto dopo cinque scrutini. Succede a Ratzinger con il nome di Francesco I, dedicato al frate poverello di Assisi.
Inizia così, sotto il segno dell'umiltà, l'atteso nuovo pontificato dopo una vacatio di appena tredici giorni dalle dimissioni di Benedetto XVI.


L’elezione di Bergoglio è andata oltre i pronostici della vigilia che davano per favoriti l’italiano Scola o il brasiliano Scherer. In realtà, come si è  appreso successivamente, il nuovo Papa era risultato il primo dei non eletti già durante il conclave di Ratzinger. Si è trattato quindi di un ritardo di qualche anno.
"I miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi dalla fine del mondo", sono state le prime parole di Papa Francesco, alludendo alla sua provenienza dall'Argentina.


Prima della benedizione Urbi et Orbi Bergoglio, con un gesto di grande umiltà, ha chiesto di essere benedetto dai suoi fedeli facendo subito capire l’importanza del loro sostegno nella delicata missione di pace e di fratellanza. Ha poi recitato le preghiere del Padre Nostro e dell’Ave Maria, ovvero le prime che i bambini imparano dall'insegnamento religioso, come a voler sottolineare la semplicità delle parole e della comunicazione nell'opera di evangelizzazione.


E’ stato un esordio che è piaciuto ai milioni di fedeli che hanno assistito da ogni parte del mondo all'investitura del nuovo pontefice e che, per certi versi, ha ricordato la stessa ironia e semplicità del compianto Papa Wojtyla quando, nel lontano 1978, si presentò alla platea poco dopo la sua elezione con frasi che sono rimaste nella storia e nel cuore di tutti noi: “Se sbaglio mi corrigerete.” “Hanno scelto un Papa venuto da molto lontano”.

Chiusa l’era Ratzinger, se ne apre un’altra che si spera più proficua e che soprattutto aiuti la Chiesa a rinascere, come la Fenice, dalle ceneri in cui, per le note vicende, è miserevolmente sprofondata.
Ma se il buongiorno si vede dal mattino, il futuro è meno incerto.

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