P. GIORDANO: LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

Uscito nel 2008 con diverse ristampe successive, il romanzo d’esordio di Paolo Giordano ha venduto oltre quattro milioni di copie ed è stato tradotto in diverse lingue riscuotendo consensi ed apprezzamenti dalla critica. “La solitudine dei numeri primi” si è infatti aggiudicato il Premio Strega e il Premio Campiello Opera Prima, due riconoscimenti particolarmente ambiti dagli scrittori.

Il titolo, di primo acchito, pare evocare la condizione umana di chi è costretto a primeggiare, a raggiungere certi traguardi più per volontà degli altri che per una personale convinzione, sicché la solitudine che ne consegue sembra piuttosto il corollario di scelte “calate dall'alto”, il duro prezzo da pagare per le rinunce effettuate.

Invece la spiegazione la dà lo stesso autore per mano di uno dei protagonisti, Mattia, che ad un certo punto del racconto parla di quella particolare categoria di numeri primi che i matematici chiamano “primi gemelli”, ovvero “coppie di numeri che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero.”

L’autore usa questo sillogismo per raccontare la vita “parallela” di Mattia e di Alice, due ragazzi che il destino li fa incontrare ma che per una serie di circostanze non riusciranno ad unirsi, a concedersi l’uno all'altro come riscatto dai patimenti subiti. Il “numero pari” che li divide è rappresentato proprio dalla sofferenza delle proprie esperienze, che li condannerà ad una solitudine senz’appello perché le tracce del dolore, specie quando non viene elaborato, restano indelebili…

E’ uno dei (pochi) casi in cui la scelta del titolo (non dell’autore ma del suo editore) è risultata più che mai vincente contribuendo non poco, soprattutto nella fase del lancio del libro, ad avvicinare e stimolare i lettori all'acquisto.

LA TRAMA: Alice e Mattia sono due ragazzi che vivono la propria adolescenza con un pesante fardello: la prima, costretta dal padre a frequentare contro voglia la scuola di sci, subisce durante un’esercitazione un infortunio che la renderà zoppa ad una gamba; il secondo lascia la sua sorellina gemella (affetta da autismo) al parco giochi per recarsi da solo ad una festa di compleanno ma che al ritorno non ritroverà più.
I due ragazzi, che frequentano lo stesso liceo, s’incontrano ad una festa organizzata dall'amica comune Viola, una “bullo” al femminile che li esorterà ad avere una storia, ma pur essendo reciprocamente attratti, non riusciranno a superare i postumi delle rispettive esperienze: l’anoressia per Alice e il profondo senso di colpa per Mattia .
Le loro vite pertanto scorrono parallele ma la scelta di Alice di sposare un uomo che non ama e quella di Mattia di accettare una cattedra d’insegnamento all'estero per sfuggire alla realtà, non li renderà mai felici.

L’AUTORE: Torinese nato nel 1982, Paolo Giordano è laureato in fisica teorica. Recentemente ha pubblicato “Il corpo umano”, il suo secondo best-seller.

UN PASSO DEL ROMANZO: “I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi.”

GIUDIZIO: Il romanzo è ben scritto e scorrevole nella narrazione delle vicende dei protagonisti. La tecnica espositiva è ben costruita, quasi “scientifica” nella ricerca dei termini, tutti appropriati, per descrivere gli stati d’animo dei personaggi. Soprattutto la prima parte del racconto, quando si narrano le storie “individuali” di Alice e di Mattia, è avvincente ed emozionante. Si perde un po’ nella parte centrale, quando gli stessi protagonisti s’incontrano per poi allontanarsi ciascuno per la propria strada. Qui il romanzo pecca di originalità e appare piuttosto scontato quando racconta le scelte di vita dei due ragazzi che fanno un po’ scemare l’interesse e la curiosità del lettore. Si riprende nel finale anche se la soluzione del trauma di Mattia  poteva essere meglio sviluppata nel segno di una più convincente rivelazione logico-deduttiva della sua incapacità di amare. Nel complesso è un libro interessante in cui il contenuto prevale sulla forma, a dispetto della grande campagna promozionale che lo ha sostenuto.



LA TERRA DI NESSUNO

Riccardo morto di tumore a 22 mesi. Alessia morta a 9 anni. Francesco a 14 anni. Mesia a 3 anni. Antonio a 9 anni…

E’ il triste bollettino stilato da Roberto Saviano nell'articolo del 26 settembre 2013 su “L’Espresso”, con il quale lo scrittore partenopeo denuncia i malefici effetti de “La terra dei fuochi”, ennesimo scandalo del disastro ambientale originato dallo smaltimento dei rifiuti tossici.

Perimetro che delimita una vasta area della Campania, la “terra dei fuochi” ha assunto questa infelice denominazione per essere stata sommersa da una montagna di rifiuti nocivi, rabbuiando i cieli di moltissimi paesi della regione. Il tutto nel colpevole silenzio delle istituzioni che per anni hanno assistito a questo scempio senza nulla agire, divenendo esse stesse complici e fomentatrici della "precoce mortalità" di tantissime persone.

Perché parlo di colpevole silenzio? Perché la legislazione italiana e comunitaria in materia di smaltimento dei rifiuti ha imposto precise e rigorose regole in ordine alla gestione dell’intera produzione dei rifiuti, affidando alle autorità amministrative preposte, prime fra tutte, le regioni e i comuni, il controllo e la verifica di ciascuna fase del ciclo: dal conferimento allo stoccaggio e, infine, allo smaltimento nelle discariche “autorizzate”.

Basti pensare a due “semplici” requisiti che devono essere rispettati nelle gare per l’affidamento del servizio smaltimento rifiuti:

1. Iscrizione all'Albo Nazionale Gestori Ambientali della Regione di appartenenza.

2. Disponibilità di un impianto autorizzato ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii. per il conferimento finale della tipologia di rifiuti richiesta …

E’ alquanto inverosimile che chi doveva controllare e agire non ha visto nulla, sottovalutando per dolo o negligenza, i numerosi segnali d’allarme ricevuti, fra i quali, il rapporto di diciotto medici di Montesarchio (provincia di Benevento), che nel periodo compreso dal 2004 al 2005 avevano denunciato il vertiginoso aumento dell’indice di mortalità tumorale in questa città e nella Valle Caudina.

Ora si dirà che è tutta colpa delle organizzazioni criminali, ma la Storia insegna che non c’è reato impunito senza uno Stato efficiente. Gli studi sociologici abbondano di postulati e relazioni in cui l’azione criminale si propaga in misura inversamente proporzionale alla “desertificazione” delle istituzioni, locali e non, che non ci sono quando dovrebbero esserci, che non agiscono quando potrebbero (e dotrebbero) farlo.

Una riprova? Ecco un passo dell'intervista a Carmine Schiavone, il boss dei Casalesi pentito, mandata in onda nel programma televisivo "Le Iene":

"Potrebbe esistere la ' ndrangheta, mafia e camorra, senza gli appoggi? Potrebbero rimanere solo banditi di strada. Noi eravamo interni allo Stato ..."

La terra dei fuochi non è altro che la terra di nessuno, area di sordi e di ciechi in cui regna l’anarchia e l’illegalità, perché nessuno sono gli abitanti che ci vivono. E poco importa che Riccardo, Alessia, Francesco, Mesia, Antonio e tanti altri siano morti di tumore in tenera età. 

Poco importa che tanti altri lo saranno nei prossimi anni per la stessa causa.

Le parole sono nuvole di fumo che si disperdono sotto un cielo grigio e anonimo.


CENTO DI QUESTI POST

Con “Dei Sepolcri” ho firmato il centesimo post da quando, più di un anno fa, mi sono dedicato con anima e passione alla realizzazione di questo blog.

Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata, ma forse sarebbe più corretto parlare di “inchiostro digitale” che si è sprigionato dalla tastiera del mio computer per far conoscere sul web pensieri, stati d’animo, opinioni e desideri che altrimenti sarebbero rimasti a “poltrire” in qualche parte di me.

All'inizio di questa avventura ero un perfetto neofita ( e per molti versi lo sono tuttora): poco o nulla sapevo di pagine web, di indicizzazioni, di motori di ricerca dedicati, di social network che a iosa popolano il mondo degli internauti e che ormai stanno diventando una necessità sempre più impellente e irrinunciabile, al pari delle tradizionali azioni quotidiane.

Lo spunto è stato quello di presentare il mio romanzo "La prossima vita" , (primo post, peraltro molto scarno, del 27 gennaio 2012) ma chi ha avuto modo di spaziare in questo blog, ha potuto constatare agevolmente la varietà dei temi trattati, mosso soprattutto dal desiderio di far conoscere quelli a me più cari, ovvero la musica e la cultura.

Sono una persona alquanto refrattaria all'auto-promozione, tendenzialmente restia a raccontarsi, preferendo che siano gli altri a farlo per me. Ma ho dovuto fare di necessità virtù, cercando di muovermi con discrezione e in punta di piedi, conscio del fatto che se da un lato le nuove esigenze del mercato editoriale impongono l’affermazione dell’autore-promoter, dall'altro questa nuova figura, se non gestita con oculatezza e sobrietà, rischia di diventare invasiva, noiosa e controproducente.

Mi sono battuto (e tuttora lo faccio con convinzione) contro l’editoria a pagamento, le innumerevoli insidie del mondo virtuale che troppo spesso regala illusioni e ben poche certezze. Ho così creato, “a metà di questo viaggio”, la rubrica  "La vetrina degli emergenti"  per dare voce e risonanza a tutti gli autori, perché penso che la cultura, la buona cultura, debba essere valorizzata comunque, a dispetto delle logiche di mercato, fredde e calcolatrici, che mal si addicono alla spontaneità dell’arte dello scrivere.

E con lo stesso spirito ho inaugurato l’altra rubrica "A tu per tu con lo scrittore", in cui sono sempre gli autori i veri protagonisti, con le loro storie, le loro esperienze, le loro fatiche …

Come in tutti i traguardi che si rispettino, qualche dato statistico è d’obbligo:

"Giacomo Leopardi, poeta infinitoè stato il post più “gettonato”, tuttora presente anche nella classifica dell’ultimo mese.

"Giardino d’infanziaè stato quello più gradito dal popolo di facebook e di google, seguito a ruota da "Il mosaico degli emergenti",  "Odore di bimbo, la storia di Chiara, recensione del romanzo di Giovanna Albi, "Poeti in costruzione", "Ponte Vecchio, incipit de La prossima vita."  e "Le finestre dei pensieri"  recensione del saggio di Alessandro Bagnato.

Tutti gli altri post hanno ottenuto, comunque, un ottimo risultato e alcuni di essi sono in continua ascesa come "Lucciole d’altri tempi",  "Vaticangate: la carte segrete di Benedetto XVI",  "Cent’anni di solitudine" di Marquez, oltre al citato "Dei Sepolcri". 

Ottimi i gradimenti ricevuti per le interviste a Elisa Vangelista ( "Intervista col vampiro) e Cosetta Movili ("Una matricola con le ali).

Tra le pagine, “La vetrina degli emergenti” è stata quella più cliccata.

Il post a me più caro?Tutti sono stati scritti con il cuore, ma due tra questi mi hanno particolarmente commosso: "Gli angeli del dolore, dedicato alla scomparsa di Stefano Borgonovo e "ILVA, le stragi sommerse con cui ho affrontato il tema del disastro ambientale della multinazionale tarantina.

Infine, i commenti. Sono stati tutti carinissimi, anche quelli che, con garbo e correttezza, hanno espresso un’opinione diversa dalla mia.

A tutti voi va il mio sentito e sincero ringraziamento, con la speranza che questa meravigliosa avventura possa continuare con il vostro fondamentale sostegno per tanti altri post …

...emozionandovi …emozionandomi… 

DEI SEPOLCRI

Il rito della commemorazione dei defunti è giunto anche quest’anno alla sua consueta “edizione” di celebrazioni, istituzionali e non, che si elevano nelle piazze e nei luoghi degli eterni giardini delle rimembranze.

Ogni anno, come lo è stato nei precedenti, il ricordo dei nostri cari si fa solenne con lo scorrimento di immagini di un passato, bello o brutto che sia, che vogliamo resti impresso, a dispetto del dolore, nella nostra memoria.

Perché la ricorrenza del 1 novembre altro non è che il giorno della memoria, del silenzio che si fa voce e che fa più rumore delle parole, soprattutto di quelle “pensate” e mai dette.

All'ombra de’ cipressi  e dentro l’urne
Confortate di pianto è forse il sonno
Della morte men duro? Ove più il Sole
Per me alla terra non fecondi questa
Bella d’erbe famiglia e d’animali,
E quando vaghe di lusinghe innanzi
A me non danzeran l’ore future,
Né da te, dolce amico, udrò più il verso …”

Così scriveva Ugo Foscolo in “Dei Sepolcri”, opera di rara bellezza stilistica e contenutistica, con cui lo scrittore denuncia l’inutilità dell’uomo al passaggio della morte, perché le tombe sono oggetti che rendono i defunti uguali e indistinguibili:

Che distingua le mie dalle infinite
Ossa che in terra e in mar semina morte?”

Allora sopravviene il ricordo, che ci rende eterni anche dopo la morte, suggellando il legame con i vivi con una “corrispondenza d’amorosi sensi”.

Perché, a volte, si è più presenti da morti che da vivi. La morte riceve linfa dalla vita stessa e fa diventare eterni, attraverso, il ricordo, coloro che hanno compiuto gesta memorabili, che hanno saputo dare un insegnamento d’amore che si tramanda nell'animo di chi resta ...

Celeste dote è negli umani; e spesso
Per lei si vive con l’amico estinto
E l’estinto con  noi, se pia la terra …”

Anch'io davanti al mio sepolcro mi struggo nel ricordo di chi, pur lasciandomi, mi ha reso la persona che sono …

 “…finché il Sole
Risplenderà su le sciagure umane”.


UNA MATRICOLA CON LE ALI

Della "scuderia" de "La vetrina degli emergenti", cui ha partecipato per la promozione del libro "Numero di matricola 361114", Cosetta Movili è una valente scrittrice che si è aggiudicata il premio letterario Europa 2012 per la narrativa gialla e noir al femminile.

Impiegata presso il 186° reggimento paracadutisti "Folgore" di Siena e insignita dell'onorificenza di Cavaliere della Repubblica, Cosetta, come si capirà nell'intervista, ha una paura matta per il volo. Ma è un tarlo che non le ha impedito di usare le ali, quelle della fantasia, per dedicarsi con costrutto alla sua passione per la scrittura.

Nell'intervista, Cosetta Movili si racconta a viso aperto, spaziando da un argomento all'altro in un “volo immaginario” in cui l’idealità delle aspirazioni e la realtà di quanto realizzato si fondono fino a diventare … la stessa cosa.


IO: Nel tuo libro, “Numero di matricola 361114”, racconti l’esperienza di un reduce della guerra d’Africa, un tema purtroppo ancora molto attuale. Cosa ti ha spinta a dedicarti a questo argomento?

COSETTA MOVILI: Ho pensato di scrivere un libro di questo genere dopo la morte di quattro militari, effettivi al reggimento dove presto servizio, che persero la vita a Kabul durante una missione di pace. Il dramma scosse tutti noi notevolmente poi, un giorno, parlando con mio suocero, il protagonista della storia, l’idea prese concretezza. Con questo mio romanzo ho voluto raccontare la guerra, le atrocità della guerra, la guerra combattuta più di settanta anni fa ma volevo anche dare voce ai soldati odierni, a coloro che hanno visto morire i colleghi, che hanno visto la morte in faccia e sono riusciti a vincerla; storie diverse, vissute da ragazzi diversi, in tempi diversi ma, allo stesso tempo, tutte storie molto simili tra loro.

IO: Nel romanzo, come tu stessa racconti, si alternano aneddoti spiritosi ed episodi drammatici. Puoi farci qualche esempio per stimolare la curiosità dei lettori?

COSETTA MOVILI: Gli episodi drammatici sono, per lo più, riferiti alla guerra, a ciò che il protagonista ricorda come i momenti più emotivi che lui ha vissuto, compreso il rientro in patria e l’abbraccio con la madre; ritrovare colei a cui aveva sempre pensato e che al suo ritorno sembrava più giovane di lui. Ovviamente ci sono anche episodi simpatici come il ricordo dell’”ora del dilettante”, una sorta di teatro organizzato dai militari stessi, a Tripoli, che si mettevano alla prova nel canto o in recitazione, una specie della “corrida” televisiva odierna.
IO: So che sei impiegata presso il 186° reggimento paracadutisti “Folgore” di Siena e che sei stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana. Quanto ha influito la tua professione sulla realizzazione del libro?

COSETTA MOVILI: Molto direi. Io sono un’impiegata civile che comunque vive a stretto contatto con i militari da molti anni ed i loro racconti, le loro esperienze hanno influito molto nella stesura del mio libro. Cavaliere della Repubblica è stato un riconoscimento che non mi aspettavo e, quindi, un’onorificenza doppiamente gradita
IO: La guerra è un evento che offende qualsiasi convivenza civile e trasmette paura e angoscia. Che cos’è per te la paura e come l’hai affrontata, -se l’hai affrontata-, nel tuo lavoro o nella narrazione del libro?

COSETTA MOVILI: Virgilio, il protagonista, fa un’affermazione molto importante cioè che in guerra la paura è una sensazione persa anche perché, con il tempo, impari a conviverci. Più che la paura ho dovuto affrontare altre sensazioni durante la narrazione e durante la descrizione di determinati avvenimenti: commozione, empatia attiva con il protagonista e angoscia.
IO: Angoscia? Perché?
COSETTA MOVILI: L’angoscia è diversa dalla paura che è un’emozione che si manifesta verso qualcosa di preciso; l’angoscia è una specie di sofferenza indefinita ed è questo ciò che ho provato: un’emozione intensa entrando in empatia con il protagonista. Insomma ho condiviso con lui degli stati d’animo … particolari.
IO: Hai vinto il concorso letterario “Premio Europa 2012” per la narrativa gialla e noir al femminile. Un bellissimo riconoscimento. Che emozioni hai provato? Te l’aspettavi?

COSETTA MOVILI: No, non me l’aspettavo ed è stato davvero emozionante. Mi hanno chiamata al telefono e quando mi hanno specificato il motivo di quella telefonata non riuscivo a rispondere e quando l’ho fatto ho balbettato un po’. Anche l’intervista che ne è seguita, durante la premiazione, è stata molto simpatica specialmente quando mi hanno chiesto se la notte dormo e che sogni faccio.
IO: E tu cosa hai risposto?
COSETTA MOVILI: La verità: sono una intensa sognatrice. Sogno le situazioni più astruse che si ripresentano più volte e se sono abbastanza vivide mi capita di scriverle, variandole un po’!
IO: Nel genere per il quale sei stata premiata ti sei ispirata a qualche scrittore?

COSETTA MOVILI: S. King è l’autore che prediligo; leggo tutto di lui, persino il suo metodo di scrittura e, a parte qualche romanzo un po’ fuori le “righe”, lui mi emoziona sempre, riesce a darmi quel brivido particolare per cui non riesci a smettere di leggere un suo libro fino a quando non arrivi alla fine.
IO: Era solo un bambino”, del 2010, è stato il tuo romanzo d’esordio. Raccontaci qualcosa di questo libro.

COSETTA MOVILI: E’ la storia di un bambino di nome Alessandro che vive con la madre ed i nonni e lontano dal padre. La scelta di questa lontananza è proprio del padre, un uomo burbero e donnaiolo che non è mai presente quando dovrebbe e che rende il bambino insicuro ed inadeguato in molte situazioni. Una crescita difficile, un’adolescenza piena di ombre ed ambiguità fino alla maturità con la scoperta di una coscienza e l’autoconsapevolezza attraverso una scelta difficile ma presa con entusiasmo. La scelta di una carriera militare lontano da casa, da un padre rigido, dalla Sardegna dove Alessandro abita. Un nuovo destino per riacquistare la propria identità. Un romanzo basato su una storia vera che il protagonista mi ha raccontato.
IO: Come concili la tua passione per la scrittura con la tua professione, altrettanto affascinante, ma sicuramente impegnativa?

COSETTA MOVILI: Io sono una dipendente civile del Ministero della Difesa impiegata al 186° reggimento paracadutisti “FOLGORE” in Siena e la mia professione, non essendo un militare, non è poi così affascinante ma certamente è impegnativa. Scrivo nei momenti liberi … nella mia borsa non mancano mai questi tre oggetti: un piccolo taccuino, una penna, l’ipad: sono sempre pronta a scrivere!
IO: Anche se sei impiegata civile, hai mai provato l’esperienza del paracadutismo?
COSETTA MOVILI: Assolutamente no, soffro di vertigini e mi gira la testa anche se salgo sopra una sedia, non potrei mai buttarmi da un aereo. Mi piace, però, vederli scendere con i loro paracadute, vederli librare nell'aria e scendere a terra con grazia.
IO: Anche tu, come molti altri autori, hai scelto di auto-pubblicare le tue opere (nello specifico con la Youcanprint). E’ un atto di sfiducia verso l’editoria?

COSETTA MOVILI: Un po’ si, lo devo ammettere, specialmente se si ha ancora l’idea “romantica” dell’editore che ti segue e ti sprona! Con Youcanprint mi sono trovata davvero bene.
IO: La prima cosa che farai nel tuo futuro prossimo.

COSETTA MOVILI: Sto per pubblicare il mio nuovo libro “Tra realtà e fantasia: storie di vita”, che dovrebbe uscire a novembre, quindi a breve. Il libro è composto da una serie di racconti, tra cui quello che ha vinto il premio europa 2012, accompagnati da diverse foto scattate da un amico, Sergio Visone, dopo che aveva letto i racconti. Alcune foto, invece, sono state ispiratrici di ulteriori racconti.
IO: Dove i lettori possono trovare le tue opere?

COSETTA MOVILI:  Ecco alcuni link:
comunque si possono ordinare in tutte le librerie.

IO: Grazie per l’intervista. Ti auguro le migliori cose per il futuro.

COSETTA MOVILI: Grazie a te, l’augurio, ovviamente, è ricambiato!

LUCCIOLE D’ALTRI TEMPI

In questi giorni RAI 1 ha trasmesso la fiction “Altri tempi”, che ha visto protagonista una bravissima Vittoria Puccini nei panni di una prostituta di una casa di appuntamenti.

La miniserie, in due puntate, ha ottenuto ottimi ascolti (oltre cinque milioni), grazie anche al modo garbato con cui è stato trattato un argomento, di per sé impudico e imbarazzante, che sarebbe potuto sfociare tranquillamente nella volgarità o urtare, nella migliore delle ipotesi, la suscettibilità dei soliti moralisti e benpensanti.

La mercificazione del sesso nel mestiere più antico del mondo, è purtroppo una realtà ancora molto attuale: cambiano le sfaccettature (prostituzione di strada o in case chiuse o aperte), cambiano gli interpreti (etnia sempre più variegata nell'era della globalizzazione del tutto e del niente), ma il risultato è sempre lo stesso: la dignità delle persone che viene colpita, mortificata, fino ad essere annullata  per mano di un’azione (lo sfruttamento), prevaricante e prevaricatrice.

Se cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, allora “Altri tempi” della fiction sono anche i nostri tempi. Oggi come ieri e domani come oggi, si continuerà a discutere di un fenomeno che trova le sue radici nella povertà, nel bisogno come stato di necessità, nelle debolezze e nelle fragilità individuali, finanche nella sotto-cultura.

Su questo tema particolarmente "scottante" e delicato, ho scritto nel 1997 una canzone, “Lucciole”, pubblicata nel libro: “Le parole del mio tempo”.  So che una canzone non serve a risolvere un problema così complesso e complicato, ma è un omaggio che ho voluto fare a coloro che sono stati costretti, per un motivo o per un altro, ad imboccare una strada sbagliata.

La ripropongo agli amici del blog sperando che possa, quanto meno, far riflettere. Sarebbe già un successo.

Strade che finiscono davanti al buio
marciapiedi pieni di colore umano
qui non ci son stelle solo buchi sulla pelle

Scende anche stavolta lenta e silenziosa                              
questa notte brava bella e maliziosa
fatta per aprire cuori freddi e finestrini

Eccole che danzano sopra le ore
lucciole che ballano senza parole
con il capo in fondo si alzano ed è già il conto

Volti sconosciuti altri molto noti che
sfidano la notte e i bagliori tiepidi
che si vedono spuntare all'improvviso
quando tutto è già finito

E le trovi nei bar
con la spesa sul tram
certe hanno anche un figlio
e un marito coniglio
Altre sono chissà
a curarsi l'età
le ferite che il mondo
ha lasciato giù in fondo

(Orchestra)

Lucciole che ballano senza nascondersi
anche se non vogliono devono accendersi
aspettando il giorno
senza neanche un sogno

per tornare sulle strade
che finiscono davanti al buio
marciapiedi pieni di colore umano
Qui non ci son stelle
sono andate …a farsi belle!


 (LUCCIOLE, dall'album “Non c'è stato il tempo” – Le parole del mio tempo)

IO NON APPARTENGO PIU’

“Io non appartengo più
alle cose del mio tempo
non mi riconosco più
lì nascosto dietro un canto
non mi basta nemmeno il cuore
per giustificare capire sentire immaginare
non mi basta la forza degli occhi
per voltarmi e non guardare”


Con questi bellissimi versi Roberto Vecchioni presenta il suo nuovo album “Io non appartengo più” a pochi giorni dalla sua candidatura al premio Nobel per la letteratura (poi assegnato alla scrittrice canadese Alice Munro).

Melodia dalle atmosfere altamente intimistiche, questo disco del bravissimo artista milanese “cavalca” il risveglio della canzone d’autore, che torna prepotentemente alla ribalta seminando il vuoto intorno alle proposte musicali del momento, “insipide”, anonime e figlie di un tempo avaro, se non nullo, di emozioni.

Quando il testo di una canzone si eleva a Poesia è l’Arte che vince e sovrasta l’ovvietà, la comunicazione puerile e impersonale dei nostri tempi che divide e disunisce e ci fa sentire tutti un po’ più soli.

Con quest’album dal sapore fortemente autobiografico, Vecchioni mostra tutte le sue qualità migliori, rivolgendo un atto d’accusa ad un mondo diverso e divergente dal suo. L’autore, senza mezzi termini, punta il dito sull'uso spasmodico dei social network che tolgono sostanza e contenuto alle relazioni sociali in nome dell’apparire, del bisogno di raccontarsi senza ascoltare, di sentirsi individui fra milioni di individui che non “vedono” e non “comunicano”.

Concetti che il noto cantautore ha ribadito nelle ultime interviste rimarcando gli effetti negativi del potere mediatico sul senso di appartenenza dell’uomo alla comunità. La società moderna, per l’interprete di Samarcanda, è sempre più protesa all'esaltazione individuale, ai deliri di onnipotenza  che sfociano pericolosamente nell'emulazione collettiva.

La speranza lascia il posto al rimpianto ed è un brutto segno per chi, avanzando negli anni, è costretto a guardarsi indietro per immaginare un futuro diverso.

E allora “io non appartengo più, e lascio lo spiraglio alla mia porta, solo, quando vieni fallo con l'amore di una volta.”




GLI SCRITTORI NON MUOIONO MAI

La scomparsa di Alberto Bevilacqua (8 settembre), seguita quasi a ruota da quella di Carlo Castellaneta (28 settembre), ha privato il mondo della letteratura di due grandi scrittori del romanzo storico d’autore.

La morte, si sa, è un fatto ineluttabile che disarma e disorienta, ma quando colpisce esponenti della cultura, trascende il senso di abbandono individuale ed è qualcosa che somiglia tanto ad un vuoto diffuso ed invisibile, una sorta di "voragine collettiva" in cui è il pensiero, prima ancora che il sentimento, a sprofondare.

E’ un passaggio in cui la Cultura si ferma e retrocede, rigenerandosi nella memoria di chi ha scritto pagine indimenticabili, storie che hanno fatto la Storia, il passato che ritorna e che si proietta nel futuro come patrimonio prezioso per i posteri.

Carlo Castellaneta, milanese, ha esordito nel 1959 con Viaggio col padre, edito dalla Mondadori, romanzo che è una ricerca interiore degli affetti e del bisogno di comunicare.
Arriva al grande pubblico televisivo con Notti e nebbie, miniserie del 1984 tratta dall'omonimo libro del 1975. Sublime la descrizione del profilo del protagonista, il commissario Bruno Spada, che sacrifica qualsiasi remora morale di giustizia sociale pur di obbedire alla ragione di Stato del regime fascista. Quanti personaggi del genere si sono avuti (e moltiplicatisi) in ogni era o periodo storico da sembrare quasi il déjà vu di tanti altri incontrati nel nostro cammino, sicché “l’errore” è semplicemente la diversa sembianza con cui ci appaiono.

Di Alberto Bevilacqua, parmense del 1934, si ricorda il pregevole curriculum: da La califfa del 1964 (riprodotto più tardi nel film del 1970 interpretato da una straordinaria Romy Schneider) a Questa specie d’amore (Premio Campiello del 1966), da L’eros del  1994, a Gialloparma del 1997 da cui venne realizzato due anni dopo un film diretto dallo stesso autore.
Di Gialloparma, romanzo di malelingue e intrighi della provincia emiliana, si riporta il seguente passo a sottolineare la sensibilità e lo stile poetico dello scrittore:
 E adesso era notte piena di primavera, e Parma era gatta amorosa che si strusciava a coda dritta contro ogni spigolo della notte, Parma felina che sapeva farsi perdonare col suo profumo di tigli, e il venticello che tornava: schietta luce nera, che brillava di lampade remote, di fari …”

Quando Ugo Foscolo scrisse Dei Sepolcri (1807), venne mosso dalla profonda e struggente aspirazione di creare un collegamento indissolubile tra la vita e la morte: l’interruzione naturale e inevitabile dell’esistenza di ognuno, non impedisce la sopravvivenza delle illusioni, degli ideali, dei valori e delle tradizioni dell'uomo.

Per gli scrittori accade un pò la stessa cosa: su di loro non calano le tenebre dell’oblio perché sopravvivono nel ricordo di ciò che hanno scritto. Ed è per questo che... non muoiono mai.


ELISA VANGELISTI, INTERVISTA COL"VAMPIRO"

Elisa Vangelisti è una scrittrice emiliana che ha pubblicato una quadrilogia di opere dedicate al mondo del paranormale.

Elisa ha aderito tempo fa alla mia iniziativa “La vetrina degli emergenti” facendo conoscere ai lettori di questo blog i primi due romanzi della saga: Il Ragno e l’Iguana e  Il nono cielo.

Sposata con tre figli, nell'intervista che qui riporto si racconta a 360° non nascondendo nulla della sua personalità forte e volitiva che le ha permesso di dedicarsi a questa meravigliosa "arte dello scrivere" con indomita passione e perseveranza.


IO: Il Ragno e l’Iguana, Il nono cielo, Un posto dove andare, L’amore non muore mai, sono quattro opere di una quadrilogia ispirata al romanzo paranormale.  Come e quando ti è nata la passione per la letteratura fantastica?

ELISA VANGELISTI: E’ nata prestissimo, non appena ho iniziato a leggere, sollecitata da mio padre, appassionato di libri e di fantascienza alla Asimov, per intenderci. Durante l’adolescenza mi sono avvicinata al romance storico e solo dopo molti anni al paranormale. Mescola tutto questo ed ecco il paranormal romance, ramo del fantasy contemporaneo.

IO: Il filo conduttore delle opere, a parte i riferimenti “paranormali”, sembra essere la vita dei sentimenti, degli stati d’animo e delle aspirazioni individuali che travalicano l’immaginazione ponendosi su un piano tangibile e concreto. E’ come se questa trasposizione tu l’abbia usata per far comprendere meglio emozioni che altrimenti resterebbero solo nell'immaginario. Condividi questa chiave di lettura?

ELISA VANGELISTI: Certamente. Dico spesso che il paranormal è solo una scusa per raccontare una storia d’amore più incisiva e un po’ fuori dagli schemi. A tratti il lettore nemmeno ricorda di leggere di sensitive e vampiri, ma piuttosto di sentimenti estremi di persone comuni. Sentimenti che ognuno di noi avverte, ad esempio, soprattutto agli inizi, quando l’innamoramento impera. La narrazione avviene in prima persona, proprio per trasmettere al massimo le sensazioni del protagonista.

IO: Il genere “fantastico” è particolarmente ricercato da una fascia di lettori in continua espansione. Anche il cinema, con film di successo come Twilight o Intervista col vampiro , ha investito molto con produzioni di questo tipo. Secondo te perché  la gente si appassiona tanto a questo genere?

ELISA VANGELISTI: Credo che il fantastico sia più adatto per sognare e fuggire dalla realtà quotidiana. Non che la vita reale sia insoddisfacente, ma a volte è necessario ricaricarsi e quale modo è migliore per farlo se non sfogandosi con qualcosa di impossibile che non accadrà mai? Il binomio sesso-pericolo non è un’invenzione di questi tempi, né le doti dell’eroe sono una novità. La novità è aver trasformato eroi negativi in eroi positivi e un po’ più umani, avvicinandoli a noi per farceli comprendere meglio. Questo per il filone fantastico che mi compete, ma anche per altri esseri come elfi, lycan, alieni e quant'altro.

IO: Il mondo femminile che racconti nelle tue opere quanto assomiglia a te? C’è qualche personaggio che hai voluto proiettare nell'immaginario come trasposizione della tua persona?

ELISA VANGELISTI: Nei miei libri si può leggere tutto ciò che sono e tutto ciò che vorrei essere. Ogni personaggio ha qualche mio pregio e/o difetto, non solo quelli femminili. Ho enorme repulsione per i ragni e ho sublimato questa avversione facendoli amare alla mia protagonista. Altra cosa che non ho mai detto è che non tollero i morsi e i miei protagonisti umani, in questa saga, vengono morsi continuamente. Mi hanno descritta come un mix di saggezza e ingenuità, quindi abbiamo una saggia Maja e una ingenua Rynn. So essere riflessiva (Alexander), ma anche impetuosa (Gabriel) e così via.

IO: La quadrilogia si conclude con “L’amore non muore mai”, una sorta di invito a credere nei buoni sentimenti. Quanto è importante per te l’amore?

ELISA VANGELISTI: Moltissimo, è il motore che fa girare tutto. Nello specifico, si tratta di amore in senso lato: per i genitori, per i figli, per il compagno, per la vita. L’amore fuggevole e quello che dura, entrambi con un valore preciso; l’amore che sostiene e cura, quello che distrugge. L’amore finito e quello infinito. L’amore che unisce e quello che divide.

IO: Le copertine dei tuoi libri sono molto belle. Chi le ha disegnate?

ELISA VANGELISTI: Grazie! Merito di Max Rambaldi, una illustratrice molto brava a disegnare che ho conosciuto tramite il mio ex editore. La si può contattare su facebook a questo indirizzo https://www.facebook.com/boccadimiele?fref=ts.

IO: Le tue opere sono state pubblicate con la YouCanPrint, in Self-publishing. Perché questa scelta?

ELISA VANGELISTI: L’esordio è avvenuto con una casa editrice che non ho piacere di nominare. I nostri rapporti sono stati brevi e sconfortanti. Dopo la delusione e aver afferrato il concetto, mi sono chiesta cosa avrei voluto fare. Ho deciso di non mollare, ma - non fidandomi più di nessuno – non ho voluto propormi a un altro editore, preferendo il Self. Non sono perfetti, ma almeno sono padrona di me stessa. Oltre alla collaborazione di Max Rambaldi, non posso non citare Francesca Traversari, che mi ha aiutato con i testi degli ultimi due romanzi. Sto rivedendo i primi due seguendo i suoi insegnamenti.

IO: Nella tua biografia racconti che non sai “stare senza sfiorare carta o una tastiera.” Quali libri leggi e come coltivi la tua passione per la musica?

ELISA VANGELISTI: Leggo tutto il leggibile sul mio genere e romance in generale, possibilmente uscite recenti perché non amo i classici. Cerco degli esordienti che mi piacciano, ma sono molto esigente e non è facile. Storie con protagonisti insoliti, romanzi in cui l’amore e i rapporti tra le persone si intrecciano e scavano nella profondità dei personaggi, lotte feroci all’interno di se stessi, differenze insormontabili da superare… mi piace questo genere di cose. Gli urban fantasy, invece, mi annoiano, anche se i miei luoghi, pur avendoli visti solo sul web, sono reali. La musica occupa tutto lo spazio lasciato libero da lettura e scrittura. La ascolto in casa mentre svolgo faccende, in auto, al supermercato, mentre sono al lavoro, a luce spenta prima di dormire.

IO: Quali sono i tuoi prossimi progetti?

ELISA VANGELISTI: Sto scrivendo un romanzo autoconclusivo dello stesso genere, anche se qui non avremo vampiri, ma demoni diversi. Vorrei scrivere qualcosa di più breve per contenere il prezzo. La saga è composta da volumi di 400 pagine circa. Il primo, nell’edizione d’esordio, ne aveva 524! Inferiore è il numero di pagine e più contenuto è il prezzo. La carta costa, non esco in digitale.

IO: Dove i lettori possono trovare le tue opere?

ELISA VANGELISTI: Le vendo direttamente. Possono contattarmi su facebook nel mio profilo https://www.facebook.com/elisa.vangelisti.9, nel mio gruppo I lettori de “Il Ragno e l’Iguana” https://www.facebook.com/groups/458653487494503/, acquistarle da Feltrinelli, ordinarle nelle librerie fisiche, negli store online più famosi come IbsAmazon, DeastoreWebsterMondadori eccetera e nel sito della YouCanPrint.

IO: Grazie per l’intervista. Ti faccio i miei in bocca al lupo.

ELISA VANGELISTI: Grazie a te.

LIGABUE, IL DIPINTO MIGLIORE

E’ stato un vero e proprio trionfo il ritorno di Ligabue all'Arena di Verona, dove si è esibito in una kermesse di sei giorni che si concluderà il prossimo 23 settembre e che ha mandato letteralmente in visibilio i tantissimi fans accorsi in ogni parte d’Italia e non solo.

Il concerto, inizialmente previsto in quattro serate, è stato prolungato di altri due appuntamenti dopo che appena un’ora dall'apertura delle prevendite si era già registrato il tutto esaurito.

A parte lo spavento nella prima serata in cui la rock-star emiliana è scivolata sul palco infortunandosi ad una spalla (vedi video), lo spettacolo è proseguito senza altri intoppi in un crescendo di entusiasmo e di sana adrenalina.

L’eterno rivale di Vasco Rossi, con un look rinnovato (capelli corti) e da “ammogliato”, (complici, forse, le sue recenti nozze) ha sfornato un repertorio ricco dei suoi maggiori successi, proponendo in anteprima il singolo “Il sale della terra” dall'album che porta lo stesso titolo, in uscita il prossimo 26 novembre.
Il brano, che ha già ottenuto in pochi giorni oltre due milioni di visualizzazioni su YouTube, è stato preceduto da video messaggi sulla crisi e sul potere, temi del testo che fotografano la situazione sociale del momento.

Nella serata di martedì scorso, quasi in fotocopia alla “prima”, il Liga ha aperto le danze con uno dei suoi brani più intensi: “Il giorno di dolore che uno ha” dove spicca tra gli altri il bellissimo inciso “quando l’hai capito che la vita non è giusta come la vorresti te … la tua pelle si farà sopra il giorno di dolore che uno ha.”

Tra le hit riproposte, la mitica “Niente paura”, canzone ufficialmente eletta dai chirurghi come la più ascoltata nelle sale operatorie a mo’ di “effetto terapeutico o beneaugurante” per la buona riuscita degli interventi.

Ma il culmine dello spettacolo, quello che forse ha maggiormente emozionato il folto pubblico dell’Arena,  si è avuto con “Buonanotte all'Italia”, brano di raro pathos emotivo, eseguito con lo scorrimento delle immagini di personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport che purtroppo ci hanno lasciati:

Da Sandra Mondaini e Raimondo Vianello a Pier Paolo Pasolini, da Totò a Eduardo De Filippo, fino alla recenti scomparse di Margherita Hack, Rita Levi-Montalcini, Marco Simoncelli, Little Tony, Franco Califano e Stefano Borgonovo.

Il ritratto di un'Italia che non c’è più che Ligabue ha saputo raffigurare nel suo dipinto migliore.

 
 
 



LA DECADENZA DEL PENSIERO

Il tema della decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore per effetto della condanna definitiva nel processo Mediaset, è da alcune settimane al centro di un dibattito politico aspro e controverso, che si è particolarmente infiammato in vista del pronunciamento della Giunta del Senato previsto per il 18 settembre p.v.

Si è assistito ad un vero e proprio carosello di opinioni e di interpretazioni sulla retroattività o meno della legge 6 novembre 2012, n. 190,  meglio nota come “Legge - Severino” o come “Legge anti-corruzione”, tese a dimostrare la propria fondatezza più per un tornaconto “ideologico” o di parte, che per una manifestazione del pensiero libera e incondizionata.

A favore della irretroattività della legge viene invocato il principio costituzionale secondo cui “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. (Art. 25, c. 2). In sostanza si associa la decadenza (ritenuta sanzione accessoria) al reato da cui trarrebbe origine, come intima connessione temporale in ossequio all'altro principio (giurisprudenziale) del “tempus regit actum”.

I sostenitori della tesi avversa ritengono invece che la legge Severino sia pienamente conforme al dettato costituzionale, posto che il decreto legislativo attuativo (n. 235 del 31 dicembre 2012) fa riferimento a condanne definitive intervenute successivamente alla sua entrata in vigore. Per costoro la questione della irretroattività è quindi un “falso” problema e appartiene piuttosto al novero delle disquisizioni meramente scolastiche.

Personalmente propendo per tale ultima interpretazione e ciò indipendentemente da qualsiasi valutazione sulla giustezza o meno della condanna inflitta al cavaliere “smascherato”.

La decadenza dalle cariche elettive ex d.lgs. 235/2012 non è infatti configurabile quale sanzione accessoria al reato (la cui competenza, peraltro, sarebbe del solo giudice come avviene per l’interdizione dai pubblici uffici) ma è l’effetto di una condanna definitivamente accertata a tutela dell’integrità dell’assemblea (in questo caso il Senato della Repubblica) secondo le finalità morali sottese al provvedimento legislativo. A fortiori, ragionando diversamente e visti i tempi elefantiaci della giustizia italiana, dovremmo aspettare almeno un decennio affinché la legge Severino sia  effettivamente applicata.

Credo comunque che l’aspetto più rilevante non è tanto la decadenza “berlusconiana”, quanto piuttosto l’incapacità dello Stato italiano di garantire se stesso e i propri cittadini attraverso regole certe e ragionevolmente accettate come in qualsiasi Paese che voglia definirsi “civile”.

In questo vespaio di dubbi, interpretazioni e soluzioni di comodo si annidano pensieri che fanno dell’astrattezza un’arma letale per confondere e destabilizzare le coscienze.

E sono pensieri che si insinuano nelle menti più facilmente accessibili, fino a divenire fluttuanti, sfuggevoli, decadenti…


MORAVIA: GLI INDIFFERENTI

Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l’uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le facevano le calze intorno alle gambe …”

Inizia così uno dei capolavori di Alberto Moravia, Gli Indifferenti, pubblicato nel 1929 a spese dell’autore, ovvero in modalità “self publishing”, all'epoca molto diffusa, ed ora ritornata prepotentemente in auge in risposta alla latente crisi del mercato editoriale.

Il romanzo è ambientato nell'epoca fascista, subito dopo il delitto Matteotti, ed è incentrato sulle vicende di una famiglia borghese, gli Ardengo, oberata dai debiti, che accetta passivamente e con indifferenza di farsi guidare, manipolare e infine sottomettere dal perfido Leo pur di preservare la propria posizione sociale.

Personaggio trainante della storia è Michele, fratello di Carla e figlio della “decadenteMariagrazia, voce della coscienza del giovane Moravia, che cerca in tutti i modi di sovvertire un ordine precostituito, tipicamente assonante del regime fascista, ma le sue azioni, pur autentiche sul piano ideologico e propositivo, si rivelano in concreto fallimentari obbedendo ad una rassegnazione inevitabile e restauratrice di uno status sociale conservatore ed immutabile.

Rispetto alla sorella Carla, che invece dimostra una capacità di adattamento e di accettazione di regole che considera ineluttabili e logiche, l’atteggiamento di Michele è quello del rifiuto di queste stesse regole ma tutto si traduce nell'incapacità (e nell'indifferenza) del ragazzo di poterle cambiare ponendosi ai margini di una realtà reietta e abietta, come un osservatore passivo e impotente di fronte allo scorrere degli eventi.

LA TRAMA:  La famiglia borghese degli Ardengo, composta dalla vedova Mariagrazia e dai figli Carla e Michele, teme di dover vendere la lussuosa villa di residenza per far fronte ai propri debiti. Viene in loro soccorso Leo, amante di Mariagrazia, che dopo una corte serrata alla figlia Carla, propone a quest’ultima di sposarlo per evitare l’alienazione dell’immobile. Tenta di opporsi il fratello Michele che intuisce le velleità manipolatrici di Leo e progetta di ucciderlo, ma nel momento decisivo dimentica di caricare l’arma fallendo miseramente nel suo intento omicida.
Michele subisce senza ricambiare la corte della matura Lisa, fa da contraltare alla capacità di adattamento della sorella Carla rifiutando qualsiasi approccio relazionale con il mondo esterno.
Si arriva così alla scena finale, un ballo in maschera, in cui tutti i personaggi partecipano con la propria coscienza indifferente …

UN ALTRO PASSO DEL ROMANZO: “Vediamo …” pensò (Michele), “vediamo … la questione ha due facce … : una interna, una esterna … interna la mia indifferenza, la mia mancanza di fede e di sincerità … esterna, tutti gli avvenimenti contro i quali non so reagire … e ambedue le facce sono egualmente intollerabili.

L’AUTORE: Alberto Moravia (vero nome Alberto Pincherle, Roma 1907-1990), è uno degli scrittori più prolifici e di successo del novecento. Vanta un curriculum cospicuo e di qualità. Oltre a Gli indifferenti (1929), alcuni suoi capolavori, come La romana (1947), La provinciale (1953), La ciociara” (1957), La noia (1960), L’attenzione (1965), La vita interiore (1978), sono stati riproposti in versione cinematografica riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica. Con La ciociara vince nel 1962 l’oscar grazie alla straordinaria interpretazione di Sophia Loren.

GIUDIZIO: Il romanzo è un vero e proprio capolavoro del genere “esistenzialista”. Introspettivo, ideologico, e sociologico, con tecnica sopraffina nella rappresentazione dei dialoghi e dei personaggi che sono lo specchio fedele della realtà di quell'epoca.
Nonostante sia la sua prima opera, Moravia dimostra fin da subito spiccate doti stilistiche e soprattutto una capacità di esegesi narrativa e contemplativa, tipica di quel neo realismo di cui sarà il principale esponente.

Gli indifferenti” si colloca al vertice della letteratura mondiale ed è da esempio per chi vuol intraprendere la carriera di scrittore. Da leggere e da conservare con cura nella propria biblioteca.



DISCO ESTATE 2013: LE MIE PAGELLE

La bella stagione 2013 sta per lasciarci con gli ultimi sussulti dell’anticiclone delle Azzorre che porterà, sia pure ancora per pochi giorni, tempo soleggiato e gradevole per la felicità di uno sparuto gruppo di vacanzieri.

A parte queste digressioni meteorologiche, l’estate 2013 si ricorderà più per i bollenti spiriti a palazzo Chigi a mò di verifica della tenuta sempre più traballante del governo Letta, che per quelli più miti e spensierati al ritmo delle canzonette più in voga della stagione.

Ci accorgiamo, senza troppa fatica, che il panorama musicale offertoci non sarà ricordato tra quelli più proficui. Sembra che anche la spensieratezza abbia perso floridezza e intensità in vista di un autunno molto più “caldo” di quanto non lo sia stata quest’estate effimera e svolazzante.

Dalle balere ai concertini di strada si sono udite canzoni non eccelse, che presto torneranno nell'oblio insieme, si spera, alle nefandezze politiche e sociali del momento.

Ecco, allora, le mie pagelle della disco italiana che ho avuto modo di ascoltare, a volte distrattamente, altre con pigra attenzione e cauto sollazzo. 
(I lettori, se lo desiderano, possono cliccare sul rispettivo titolo per ascoltare il brano):

Max Pezzali: L’universo tranne noi”Il suo primato in classifica con l’album “Max 20” , è tutto dire rispetto alle scarne proposte musicali dell'estate. Il brano non fa impazzire anche se è  un ”amarcord” ben strutturato e gradevole. Voto 6,5.

Eros Ramazzotti (con Nicole Scherzinger): Fino all'estasi”. Solito Eros. Solito ritmo. Solito tutto. Ottima comunque la performance della partner che ricorda, ma solo nella cadenza del nome, l’ex compagna nella vita, Hunziker. Voto 6.

Gianna Nannini: “Indimenticabile”.  Spero che non lo sia davvero. La rock-star senese non ripete i fasti di “Sei nell'anima”. Voto 4.

Emma Marrone: Dimentico tutto”. Noi pure. E di sicuro sopravvivremo. Che sia l’inizio della fine? Voto 4.

Jovanotti: “Tensione evolutiva”. Alla soglia dei suoi 25 anni di carriera che saranno celebrati con uno show su Raiuno il prossimo 2 settembre, Lorenzo Cherubini, “eterno” Jovanotti, sfodera un brano gradevole ma che lascia più di un ragionevole dubbio nelle parole del testo: 
“Ci vuole pioggia vento e sangue nelle vene …” Ermetismo dell’era moderna? Voto 6,5.

Moreno: Che confusione”. Nella baraonda di quest'estate, la “confusione” di Moreno ci sta tutta. Piace molto alle ragazzine. E questo è il “solo” suo successo. Voto 5.

Antonio Maggio: Anche il tempo può aspettare”. Orecchiabilissima. Da canticchiare sotto la doccia. Ma dopo la terza “rinfrescata”, già stanca. Voto 5.

Clementino: O’Vient A dispetto del tenerissimo nome, la canzone, sia pure ben ritmata, non lascia tracce indelebili. Un punto in più per essersi aggiudicata la vittoria alla prima edizione del Music Summer Festival-Tezenis Live”. Voto 6.

Greta: L’estate”. La seconda classificata all'ultima edizione di Amici, spolvera un brano orecchiabile, destinato però a durare nello spazio di… un’estate. Voto 6

Negramaro:Una storia semplice”: Tratto dall'omonimo album, forse il video è ancora più bello del brano. Le atmosfere sonore sono tipiche delle qualità stilistiche del gruppo. 
Voto 6,5.

Neffa: Molto calmo ”. E’ difficile esserlo dopo averlo ascoltato. Il ritmo calzante del refrain genera istinti più “bellicosi”. Voto 5.

Vasco Rossi: “L’uomo più semplice”. Brano ben ritmato che ricorda, sia pure in maniera molto sbiadita, la mitica “Bollicine”. Ma è solo un flash di una più “onorata” memoria. Voto 6.

Coez: Siamo morti insieme. Lo siamo anche noi. A sentirlo cantare. Voto 4.

DJ Matrix feat. Paps'n'Skar & Vise “Voglio tornare negli anni 90 E’ proprio il caso di ritornarci, se non altro per recuperare melodie migliori. Per questo buon auspicio la canzone merita un bel voto. 
Voto 7