IL PAESE DEI VECCHI

I vecchi e la musica: un binomio spesso vincente grazie anche alla tenerezza che questa categoria di persone, oggi comunemente definita “diversamente giovani”, riesce a suscitare negli uditori più sensibili.

In un mondo imperversato da rottamazioni e roba vecchia da buttare, la musica ci ricorda, per fortuna, l’importanza onorifica dei capelli bianchi, delle rughe che affiorano su volti animati dalla voglia di essere ancora utili e propositivi, a dispetto del tempo che passa e del futuro che, inesorabilmente, si accorcia sempre di più.

Vecchio, diranno che sei vecchio, con tutta quella forza che c’è in te …” Così cantava Renato Zero nella sua splendida e indimenticabile “Spalle al muro”, la hit sanremese che è diventata un cult della nostra musica leggera, ma anche il preludio all'avanzare di ideologie politico-sociali fondate sul rinnovamento generazionale.

I vecchi sempre tra i piedi, chiusi in cucina se viene qualcuno. I vecchi che non li vuole nessuno, i vecchi da buttare via.” Altri memorabili versi intonati da Claudio Baglioni in una delle canzoni più belle del suo repertorio, tratta dall'album “Strada facendo”, del 1981.

E andando indietro negli anni “Vecchio scarpone, fai rivivere tu la mia gioventù…”, intensa e commovente “amarcord” degli anni del dopoguerra portata al successo da Gino Latilla nel Sanremo del 1953 in coppia con Giorgio Consolini.

Avevo poco più di vent’anni quando con la mia famiglia visitai Pertosa, un grazioso paese del salernitano noto per le sue splendide grotte. L’atmosfera contadina, squisitamente genuina e rivelatrice di antiche tradizioni, come la cardatura della lana o la spremitura artigianale delle uve per il vino, m’ispirarono una canzone dedicata ai vecchi, alla loro sapienza e cupa rassegnazione in una terra paradisiaca ma dimenticata dal tempo.

Nacque così “Il paese dei vecchi”, brano dell’album “Personale” scritto nel 1982. Nel testo, la descrizione dei luoghi e delle abitudini di un piccolo paese, disegnano l’attesa della morte, intesa in senso metaforico come decadenza dei sogni e della genuinità dei sentimenti di fronte all'esodo massiccio verso le città industrializzate della società moderna.

E’ una delle canzoni cui sono particolarmente affezionato e che ancora oggi mi fa emozionare col suo ritmo incalzante ed evocativo degli antichi sapori di un tempo

IL PAESE DEI VECCHI
(V. Borrelli)


Nel paese dei vecchi non si pensa alla vita
solo qualche partita e un bicchiere di vino
Poi si aspetta il tramonto con la stessa apatia
e si intavolano discorsi uguali che volano via

Ogni tanto si vive
un amore per strada
Ogni tanto una macchina bussa o rallenta ma il tempo non passa
E si sta col silenzio
si ride sempre di meno
Poi magari qualcuno corre in bicicletta e strappa al cielo un inganno

Nel paese dei vecchi si lavora nei campi
si coltivano gli anni ancora umidi di pioggia
C'è qualcuno che canta in aperta campagna
altri che si ubriacano sopra letti di paglia

Si sta per delle ore
intorno ad un tavolino
e si aspetta la morte quasi fosse la notte della liberazione
Sotto il sole maturo
piange forte il futuro
Sull'asfalto tortuoso è tracciata di rosso la figura di uomo

Nel paese dei vecchi ci son pochi problemi
e per caso qualcuno se li inventa davvero
C'è chi parla da solo ed invoca il perdono
Tutto passa o resta ma per l'ultima festa

Questa pace è il preludio
ad un nuovo digiuno
Ma che poveri cristi così soli così tristi in questi tempi più pigri
Strade senza un'uscita
rimpianti in una valigia
e si fa anche l'amore con il sesso sul muro non se ne accorge nessuno


(Dall'album “Personale”-1982, stesso anno di registrazione  alla SIAE).

TRATTO DA "LE PAROLE DEL MIO TEMPO"

QUANDO NASCE UN ROMANZO

Le fonti d’ispirazione per scrivere un romanzo sono tante, molteplici, talvolta persino ingovernabili. Si parte da un’idea, uno spunto, un pensiero fuggente che si sviluppa strada facendo e che diventa molto spesso qualcosa di diverso rispetto a ciò che lo ha originato.

Umberto Eco, ad esempio, quando scrisse “Il nome della rosa” non aveva in mente di realizzare un romanzo storico: era partito semplicemente dall'idea di scrivere un giallo-poliziesco fondato su “I delitti dell’abbazia”, titolo originario dell’opera. L’impronta storico-filosofica nacque soltanto durante la narrazione, dopo un anno passato a cestinare centinaia di fogli bianchi.

Percorso simile venne compiuto due secoli prima da Alessandro Manzoni con “I Promessi Sposi”, l’opera più famosa della nostra letteratura, nata dal romanzo iniziale “Fermo e Lucia” per poi svilupparsi in una capillare rappresentazione (e sovrapposizione) delle vicende dei due protagonisti sotto la dominazione spagnola del seicento, che in verità erano speculari e riproduttive di quelle vissute dall'autore durante il dominio austriaco dell’ottocento.

Più travagliato è stato l’iter seguito da Alberto Moravia per scrivere “La vita interiore: ben sette anni e sette stesure (1971-1978), mentre l’Italia precipitava nel baratro del terrorismo sconfinando nell'esaltazione ideologica della rivoluzione studentesca post-sessantottina. Il deterioramento socio-culturale incarnato dalla giovane protagonista, Desideria, fu uno dei primi esempi del personaggio anti-eroe che si frappone come punto di rottura tra la decadente borghesia pariolina e il comunismo rivoluzionario.

E che dire di “Guerra e pace”? Il romanzo di Lev Tolstoj che in origine doveva raccontare la rivolta dei decabristi, membri di una società segreta che nella Russia imperiale organizzarono nel mese di dicembre del 1825 (da qui il termine “decabrista”) un moto rivoluzionario per sovvertire il regime zarista. Diventò tutt'altra cosa proiettando l’attenzione sulle vicende di due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov,  durante la campagna napoleonica in Russia del 1812.

Non a caso ho citato questi quattro grandi capolavori della letteratura mondiale per dimostrare quanto la genialità sia qualcosa di primitivo, di irrazionale, non pianificabile ma fortemente vulnerabile rispetto al contesto storico in cui si manifesta.  Qui manca del tutto una progettualità narrativa predefinita: lo scrittore è indotto a scrivere secondo l’evolversi degli eventi, e si sa che le cose migliori nascono quando il genius germoglia in un tessuto sociale animato da una forte spinta ideologica.

Con le debite distanze rispetto agli illustri personaggi testé citati, anche la mia esperienza di cantautore e di scrittore è stata (ed è) fortemente condizionata dalle perturbazioni sociali del mio tempo. Le mie canzoni, ad esempio, nascono prima interiormente, sicché le parole e le musiche sono piuttosto il corollario di un percorso embrionale che arriva alla luce, alla stregua del viaggio di un bambino nel grembo materno.

Quando ho scritto “La prossima vita”, sono partito da un evento drammatico, la morte di mia madre, per raccontare una storia che in qualche modo elaborasse questo lutto. Mi sono così completamente identificato nel personaggio principale percorrendo con lui l’esperienza trascendentale della morte, per la quale il travagliato rapporto coniugale con la moglie Cinzia è stato semplicemente lo strumento per attestare la sopravvivenza dei buoni sentimenti.

E’ così per il nuovo romanzo che sto scrivendo, nato dalla lettura di un’opera celebre (che per il momento non svelo) e che si sta sviluppando con una trama del tutto inaspettata.

Insomma, gli spunti sono tanti, ma quando nasce un romanzo è sempre un evento. Grande o piccolo che sia, è come un figlio che tieni in braccio coccolandolo e riempendolo di cure prima di lasciarlo andare, libero di camminare nell'infinito mondo delle idee.

GRUPPO DI SCRITTORI IN UN INTERNO

Tizio ha pubblicato qualcosa nel gruppo “Parliamo dei libri”. Caio ha pubblicato qualcosa nel gruppo “Leggere allunga la vita”. Sempronio ha pubblicato qualcosa nel gruppo “Viva la lettura”. Sono i messaggi tipici che gli appassionati della scrittura ricevono tutti i giorni dai gruppi nei quali sono iscritti.

Sembra un tam tam che si eleva dalle foreste vergini dell’Africa e che non smette mai di suonare, martellante e insistente come il vociare di una combriccola di scalmanati sotto casa che non ti fa dormire, e che si perde in lontananza alle prime luci dell’alba.

Certo, lo scopo è benevolo: attirare l’attenzione sull'uscita dell’ultimo romanzo, dell’ultima poesia o scritto coronati da immagini di copertina, link e quant'altro per invogliare il lettore a scoprire, curiosare o acquistare il prodotto reclamizzato. Non c’è nulla da meravigliarsi, né da scandalizzarsi. Lo faccio anch'io, sia pure con discrezione e parsimonia.

Ma se le buone intenzioni ci sono tutte, gli effetti che ne scaturiscono non corrispondono quasi mai ai risultati attesi. Il motivo sta proprio nella composizione di questi gruppi di letterati, formata nella maggior parte dei casi da scrittori che non leggono altro che le proprie opere, e che magari “storcono” il naso se un “concorrente” s’intrufola nel social di turno.

Sono singole voci di un gruppo di scrittori in un interno, che non riesce a spaziare, librarsi e liberarsi di un meccanismo che invece di unire i propri consociati, li divide e li attanaglia senza intessere alcuna relazione che sia condivisione, confronto, scambio di opinioni. Solitudini che si moltiplicano con sporadici “mi piace”, il più delle volte di “cortesia” o supplicati ma raramente recepiti da lettori, nella migliore delle ipotesi, semplicemente “distratti”.

Peraltro, molti di questi gruppi registrano al proprio seguito migliaia di iscritti, ed è statisticamente impossibile che si crei all'interno degli stessi una folta schiera di amici (virtuali o non) dedita alla conversazione o all'interscambio culturale, come se ci si trovasse in un salotto letterario pieno di amanti della lettura. Accade invece di frequente che si creino dei sottogruppi di poche decine di adepti, che rappresentano tuttavia una goccia infinitesimale rispetto al totale degli iscritti.

E poi c’è la questione degli “spam”, ovvero dei link che richiamano la pagina o l’articolo integrale della notizia, che in alcuni gruppi vengono rimossi come la peste, in quanto tendenziosamente “commerciali” o di “disturbo” a chissà quali altri post che meriterebbero maggiore spazio o visibilità. Personalmente non condivido questo metodo selettivo adottato da coloro che si ergono a “giudici” in un campo vasto e disomogeneo come la cultura, finendo con l’essere essi stessi parziali o poco credibili.

La cultura, oltre che essere uno splendido viaggio nella conoscenza, è libertà di scrivere, di diffondere il proprio pensiero in tutte le forme possibili, incontrando il solo limite del rispetto e della buona educazione verso l’altrui persona.

Nel mio piccolo ho creato una communityLa forza del sapere, e un gruppoL’occasione di scrivere”, nei quali viene data a tutti la possibilità di esprimersi e di comunicare qualsiasi cosa che sia attinente ai temi trattati, rispettando ovviamente le regole basilari del buon senso e della civile convivenza. Non pretendo che si creino chissà quali significative interrelazioni, al di là della libera discussione o spontanea condivisione. Penso e confido nell'intelligenza del lettore e nella sua capacità di valutare se leggere la notizia, approfondirla o semplicemente ignorarla … voltando pagina.

Basta semplicemente un clic e … la vita va avanti ugualmente. Anche se Tizio ha pubblicato qualcosa nel gruppo …

LA FAVOLA DI SHAKIRA

Di libri dedicati a personaggi illustri o popolari sono stati scritti a iosa nell'ampio e variegato palinsesto letterario, non sempre prodigo di proposte qualitative ed interessanti. Anzi, in casi del genere, il rischio di cadere nell'auto-referenzialità o di essere artefatti, è sempre in agguato.

Niente di tutto questo ho trovato in “Shakira, uno sguardo dal cuore”, l’ultimo libro di Bonifacio Vincenzi dedicato alla famosa pop star colombiana.

Mi ha colpito in primis l’originalità dell’impostazione biografica, avulsa da quelle connotazioni tipiche del racconto tradizionale che è solito svilupparsi con una cronologia puntuale ma asettica e sistematicamente lineare, tale da non lasciare sorprese ed essere, per così dire, piuttosto protocollare e schematico.

Nell'opera di Vincenzi, invece, la vita di uno dei personaggi più popolari del momento è raccontata in chiave favoleggiante, finemente poetica e finanche spettacolare, come se ci si trovasse di fronte ad un bellissimo paesaggio naturale nel quale ogni cosa prende forma e sostanza, muovendosi in uno scenario ricco di emozioni e di sensazioni positive. E’ la rappresentazione visiva delle parole che l’autore riesce abilmente a tirare fuori dalla descrizione dei profili interiori di Shakira, personaggio che ha fatto dei propri limiti una risorsa fino ad ottenere “una miscela esplosiva di energia che l’ha resa, per la sua straordinaria particolarità, unica al mondo.” 

Vincenzi è come un menestrello dei tempi moderni, racconta Shakira esaltandone le precipue qualità, accomunate tutte dalla ferrea volontà di riuscire, di superare qualsiasi barriera frapposta nel suo cammino, di saper cogliere l’attimo (carpe diem) per spaziare negli infiniti meandri del suo sogno, fino a divenire una splendida farfalla che si muove libera nel mondo al ritmo incalzante di una danza senza fine, perché Shakira è una “danzatrice sciamana che sviluppa una forza di suggestione sulla propria e sull'altrui psiche …”

Un personaggio così unico e prorompente non poteva non attirare l’attenzione di un Maestro della letteratura come Gabriel Garcia Màrquez, suo connazionale, che dell’artista scrive: “La musica di Shakira è inimitabile perché è dotata di un ritmo che nessun altro può reggere come lei. Data la giovane età e la sua innocente sensualità, debbo convenire che la sua musica è una sua invenzione”.

Sarà proprio Marquez a stimolare la curiosità di Vincenzi che lo porterà a dedicare alla bravissima pop star un libro che suggella la sua meravigliosa esistenza con parole e versi di pura poesia.

E’ un libro ben scritto, molto scorrevole e pieno di spunti emozionali. Particolarmente consigliato ai lettori che amano riconoscersi nei buoni sentimenti e nella semplicità delle cose.

L’AUTORE: Bonifacio Vincenzi è nato a Cerchiara di Calabria ed ha un curriculum di tutto rispetto. Nel suo vasto repertorio di pubblicazioni, ricordiamo:

  • quattro raccolte di liriche (ultima delle quali La tempesta perfetta, Aljon Editrice, 2009);
  • il romanzo Arrivederci, Letizia! (Editrice Il Coscile, 2000);
  • per sole donne, Un amore di carta (Aljon Editrice, 2011);
  • il romanzo per ragazzi Kremena e la sfida del fuoco magico (Giovane Holden Editrice);
  • per la Letteratura erotica, l'e-book Il nipote della vedova (Damster, Modena).
 Ha diretto la rivista La colpa di scrivere e il quadrimestrale di letteratura Il Fiacre N. 9, edita da Aljon Editrice. Nel 1985 ha fondato Il Musagete–Istituto culturale della Calabria nell'ambito del quale ha ideato diverse rassegne letterarie e di arte contemporanea. Ricordiamo, per la Letteratura, il "Settembre culturale calabrese", alla dodicesima edizione, e ancora "Variazioni sul tema", "Aura – Prova d'emozione", "I fuochi di Tomtor", "La bella estate", e moltri altri eventi. Per l'Arte, invece, l'itinerario artistico "Giano – Incontri con l'Arte e la Kultazione".
 
Ha fondato, inoltre, il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata, il Premio Donna dell'anno e il Premio di lettura Hansel e Gretel.

Dirige per Aljon Editrice la collana di poesia al femminile "Il roseto di Kisgas" e la collana di poesia "L'Agave.

LE  LIBRERIE ON LINE  DOVE ACQUISTARE: Shakira, uno sguardo dal cuore.

IL NOME DELLA ROSA

E’ stato uno dei primi romanzi che ho letto nella mia tarda adolescenza. Di matrice storica con ampie venature di giallo, l’opera si colloca fra le prime cento più vendute in tutto il mondo (oltre cinquanta milioni), ed è tutt'oggi considerata uno dei fiori all'occhiello della letteratura italiana.

In genere i romanzi storici piacciono a chi ne è appassionato, ovvero raccolgono l’interesse di una determinata fascia di lettori. Non è stato così per “Il nome della rosa” che ha avuto l’astuzia di coniugare la prosa impegnata della tematica storica con la narrazione tipica del racconto “noir” , riuscendo così ad allargare la platea dei lettori, molto più variegata e popolare, fino a divenire un’opera facilmente ricettiva e alla portata di tutti.

Il tema del romanzo è incentrato sulla forza (distruttiva) del sapere che all'epoca in cui si svolge la storia (siamo nel 1327) era un privilegio appannaggio di pochi, uno strumento attraverso il quale si tendeva a dominare e a condizionare l’imperante ignoranza che regnava su gran parte dei consociati di quel periodo. Infatti, i misteriosi delitti che si succedono in una sperduta abbazia dell’Italia settentrionale porteranno alla soluzione del giallo grazie proprio ad un manoscritto detenuto nella biblioteca del convento, la cui conoscenza doveva essere inibita a chi improvvidamente ne veniva in possesso.

Siamo di fronte a dei tabù culturali che all'epoca del romanzo costituivano una regola difficile da scardinare, perché preordinata alla difesa e conservazione di una corrente di pensiero (nel caso di specie la cristianità sobria e rigida) in nome della quale le diverse inclinazioni culturali (come il manoscritto “galeotto” della Poetica di Aristotele sulla commedia e il sorriso) rappresentavano una seria minaccia all'ordine precostituito.

Il nome della rosa è divenuto anche un film di successo uscito nel 1986 e interpretato dal grande attore scozzese Sean Connery, nei panni del frate protagonista Guglielmo de Baskerville. Il film ottenne diversi premi e riconoscimenti, tra cui quattro David di Donatello (1987), tre nastri d’argento e due British Academy Film Awards.

Il titolo, menzionato in chiusura del libro con le parole "Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus" vuole indicare la relatività delle cose e degli eventi, che accadono senza lasciare altro che un nome, un ricordo: “la rosa, che era, ora esiste solo nel nome, noi possediamo soltanto nudi nomi”.

LA TRAMA: Guglielmo da Baskerville, è un frate francescano inglese che viene inviato in un monastero benedettino dell’Italia settentrionale con l’incarico di partecipare ad un congresso tra i francescani, sostenitori delle tesi pauperistiche sulla povertà e carestia, e i delegati della curia papale. Lo accompagna il frate novello Adso da Melk, con il quale condurrà le indagini su una serie di misteriosi delitti che accadono nell'abbazia. Sarà la biblioteca, luogo antro e oscuro, che consegnerà ai due protagonisti la soluzione del giallo …

L’AUTORE: Nato ad Alessandria nel 1932, Umberto Eco è un famoso semiologo, filosofo e scrittore. Tra le sue opere di maggior successo, oltre al romanzo in commento, spiccano Il pendolo di Foucault (1988), e Il cimitero di Praga (2010). Fra i saggi “Leggere i Promessi sposi” (1989), “I limiti dell’interpretazione” (1990) e il recente “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” (2013). Autore raffinato e dotato di un’intelligenza fuori dal comune, Eco si è aggiudicato numerosi premi letterari collezionando ben 39 lauree honoris causa.

UN PASSO DEL ROMANZO: Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l'uso e l'ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano?


GIUDIZIO: Le tematiche del romanzo sul pensiero politico-religioso del cristianesimo, della sottocultura e del pregiudizio di comodo dei centri di potere del tardo medioevo, sono raccontate magistralmente in chiave romanzesca e giallistica, appassionando il lettore nella ricerca dei significati più puri ed emozionali della narrazione. I personaggi sono descritti in assoluta aderenza al periodo storico in cui sono vissuti, muovendosi in un contesto temporale ben rappresentato grazie alla genialità e all'acume stilistico di Eco. Da leggere e rileggere in ogni tempo.

DISCO ESTATE 2014: LE MIE PAGELLE

Quest’estate lascia i battenti per far posto a un autunno che si spera, almeno sul piano meteorologico, nettamente migliore.

Tra bombe d’acqua, carrettini di gelato (veri o presunti), e falò da spiaggia per riscaldarsi dalle intemperie, anche la musica effimera di questa pazza e anomala stagione ha forse risentito delle perturbazioni atmosferiche, annuvolandosi nei lidi e nelle balere senza lasciare grandi tracce.

Come di consueto, ho stilato le mie pagelle che anche quest’anno, come nelle ultime estati, non sono esaltanti. La qualità della musica è sempre figlia del suo tempo. E i tempi di oggi non sono particolarmente propizi sotto il profilo dell’ispirazione, della genialità e originalità delle canzonette.

Ad ogni modo il giudizio sotto riportato, - che si riferisce ad alcune tra le canzoni più gettonate,- è frutto, ovviamente, della mia personale valutazione che può non essere condivisa, com'è giusto che sia.

Cliccando sul titolo della canzone i lettori possono accedere direttamente all'esecuzione del brano su YouTube. Buona lettura e buon ascolto.

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CRIS CAB (Liar Liar): Ha vinto l’ultima edizione del Coca Cola Summer festival, con un brano che in italiano significa “Bugiardo Bugiardo”, vecchia disco music arrangiata ai tempi moderni. Ritmo incalzante e ballata orecchiabilissima,  a prova di vertigini per aver fatto roteare la testa di tanti giovani. Voto 8.

ANNALISA SCARRONE (Sento solo il presente): La musica è fatta di corsi e di ricorsi storici. Questa canzone sembra uscita dal Cantagiro, la fortunata kermesse degli anni ’70. La voce di Annalisa è comunque godibilissima. Voto 7,5.

SANTA MARGARET (Riderò): Ci sarebbe invece da piangere. Che cali presto l’oblio su questo gruppo. Voto 4.

COLDPLAY (A sky full of stars): Non ripetono i fasti di “Viva la vida”, brano che ha venduto oltre 50 milioni di copie in tutto il mondo. Ma nella penuria dell’attuale panorama musicale è facile emergere con una canzone appena appena sufficiente. Voto 6

LAURA PAUSINI (Limpido): La “farfallina” di Belen ha contagiato anche lei. Durante un concerto in Perù l’accappatoio bizzarro l’ha mostrata come mamma l’ha fatta. Astuzia o ingenuità? Per intanto questa canzone non è così “limpida” come la sua performance sudamericana, Voto 5.

DEAR JACK (Domani è un altro film): Vincitori morali dell'edizione 2013-2014, di "Amici", il gruppo si consola guadagnando il disco di platino (oltre 50 mila copie vendute) dopo l’uscita del loro album che porta lo stesso titolo della canzone.  E’ senza dubbio il gruppo più gettonato e in voga del momento. Appunto, per il momento. Voto 6.

FRANCESCO RENGA (Il mio giorno più bello del mondo): Non ha vinto l’ultimo Sanremo, spiazzato da una “gelida” Arisa, ma si rifà con una canzone molto gettonata nei lidi di quest'estate, tra una bibita, un caffè o una partita a carte . Ma al ritorno in città non ha lasciato tracce. Voto 5,5.

ANNA TATANGELO (Muchacha): La compagna del Gigi nazionale (D’Alessio, n.d.r.), è l’esempio vivente di come il ciclo della vita possa andare all'incontrario. A 15 anni ne dimostrava 30, ora sulla soglia della maturità è ritornata ragazzina con un look effervescente che punta tutto sulla sensualità. Una bella “muchacha” e … niente più! Voto 5.

GIGI D'ALESSIO (Ora): Il compagno dell'Anna ciociara (Tatangelo, n.d.r.) propone un brano che è la biografia della sua vita: dalla mamma che lo ha incoraggiato ad andare avanti ai fans dei concerti che gli procurano tuttora "un brivido nella schiena".Banale. Voto 5,5.

MARCO CARTA  (Splendida ostinazione): Dopo le vittorie nel 2008 ad “Amici” e nel 2009 a Sanremo (con “La forza mia”), l’artista sardo ritorna con una canzonetta senza infamia e senza lode. Forse avrebbe fatto meglio a concedersi una pausa maggiore. Voto 5.

TIROMANCINO (Immagini che lasciano il segno): Lui il segno non lo lascia di sicuro. Tentativo maldestro di risorgere ma le intense “Amore impossibile” e “Un tempo piccolo” (scritta dal grande Califano), sono un lontano ricordo. Voto 5,5.

EMIS KILLA (Maracanà): Sigla dell’ultima edizione dei mondiali di calcio, questa canzone ha fatto felici tanti giovani rappettari. Meglio non destarli dal sogno. Voto 6. Di incoraggiamento.

TI AVRO’ A SETTEMBRE

Registrata alla SIAE nel 1984, Ti avrò a settembre racchiude in sé i profumi tipici dell’autunno senile, ovvero di quella particolare stagione della vita in cui tutto sembra già risolto e nessun sogno può essere più realizzato.

Ma per fortuna la vita regala sempre nuove occasioni, nuovi modi di viverla con rinnovato entusiasmo ed emozione. Basta uno sguardo, un sorriso, una mano tesa verso di noi che tutto riprende a rinvigorirsi, anche se le rughe sembrano imbavagliare la voglia di rigenerarsi, di essere una persona nuova che ha ancora tanto da dire.

Ecco allora che le stagioni non sono che un ciclo della vita che si ripete. Perché per tutti c’è sempre un settembre per ricominciare …

(Strofa 1)

Ritrovarti e poi scoprire
che ho inseguito solo la mia ombra
e mi chiedo se i miei anni
sono tanti sotto la tua gonna
Io ti ho vista all'improvviso
e son caduto dentro il tuo sorriso
Ho viaggiato con la mente
ed ho trovato te nel mio presente

(Strofa 2)

Quanta strada ho già percorso
ma con te vorrei fermarmi adesso
Spolverare vecchie idee
e ritrovare tutto ciò che ho perso
Cominciare dal tuo viso
per finire contro il mio destino
Stare su di te per aggrapparmi
al sogno che non ho capito

(Ritornello)

Ma ti avrò a settembre
o nel tempo che verrà
e sarà come sempre
inventarsi una realtà
Io ti avrò a settembre
se un settembre ci sarà
per noi due come sempre
nel domani che verrà
se verrà … se verrà …

(Strofa 3)

Io ti ho già sentita qualche volta
che parlavi della vita
come di una faccia troppo assente
ma pur sempre nostra amica
Se mi chiedi la ragione
per cui ho scelto la tua direzione
non ti so rispondere perché
non so se è grande questo amore

(Ritornello)

Ma ti avrò a settembre
o nel tempo che verrà
e sarà come sempre
inventarsi una realtà
Io ti avrò a settembre
se un settembre ci sarà
per noi due come sempre
nel domani che verrà
se verrà … se verrà …


 (Tratto da Le parole del mio tempo”)
(Se ti piace questo testo, scopri anche "L'aquila non ritorna")



BLOGGER PER CASO

Sono passati oltre due anni da quando, nel 2012, ho aperto questo blog catapultandomi in quello che io considero un piacevole diversivo per parlare e diffondere i temi della cultura, musica e informazione sociale.

Catapultandomi” è proprio il termine giusto. Per me, neofita e totalmente inesperto, è stato un vero e proprio salto nel buio.

Dopo la pubblicazione de “La prossima vita”, il mio editore mi consigliò caldamente di aprire un blog usando queste parole “Lo starti subito”.

Molti termini anglosassoni sono ormai “italianizzati”, ma di primo acchito quelle parole “Lo starti subito” mi procurarono una certa agitazione. “Cosa vorrà mai dire?”, mi domandai mentre navigavo su internet alla ricerca di qualche informazione più precisa.  Per un momento ebbi persino la spiacevole sensazione di aver perso del tempo prezioso, come se le raccomandazioni del mio editore fossero in realtà un monito per aver tralasciato qualcosa di importante.

Già un blog! E chi non ce l’ha? Persino la mia vicina appassionata di cucina ne avrà probabilmente uno.”

Non mi sono perso d’animo. Dopo tante ricerche su come impostare il mio diario personale alla fine ho optato per Google, il motore di ricerca più famoso e utilizzato nel mondo. Pur senza alcuna cognizione e aiuto da chicchessia, mi sono affidato in parte all'intuizione e in parte alla facilità del meccanismo messo a disposizione da questo colosso multimediale. Vero è che esiste anche la piattaforma Wordpress, molto intuitiva e per alcuni versi migliore sotto il profilo di una più puntuale indicizzazione e varietà della veste grafica, ma il blogspot di Google è comunque un ottimo punto di partenza soprattutto per quei servizi che non hanno connotati tipicamente commerciali.

Internet ha tanti difetti ma anche il pregio (non da poco) di rendere disponibili una quantità di informazioni un tempo impensabili. In questo senso ha accorciato di molto le distanze del sapere fornendo un valido supporto e aiuto nell'infinito campo dello scibile.

Certo, il prodotto che ne è scaturito è artigianale e casareccio. Non mi sono arricchito e non sono diventato famoso. Ma la soddisfazione che provo nel coltivare questa passione e nel leggere tanti commenti lusinghieri, è qualcosa di impareggiabile che non ha prezzo.

Forse un giorno raccoglierò il suggerimento di qualche amico di scrivere un libro dedicato proprio a questa meravigliosa esperienza. Semmai lo farò il titolo sarà: Blogger per caso.

VU CUMPRA’?

Sulle spiagge di quest’estate, ancorché anomala, imperversano i famigerati “Vu cumprà?”, instancabili venditori di foulards, occhiali da sole, abiti e oggetti vari fatti passare come autentici ma che in realtà sono un’imitazione venduta a prezzi stracciati.

Tralasciando le polemiche sollevate dal ministro Alfano che nei giorni scorsi ha intrapreso una campagna a difesa del “made in Italy”, palesemente contraddittoria rispetto all'operazione “mare nostrum sull'accoglienza degli immigrati, ho trovato una precisa correlazione tra questi ambulanti delle spiagge e i (pseudo) scrittori che s’intrufolano nella rete per promuovere la loro ultima “fatica”. Per entrambi il comune denominatore è la mistificazione, l’inganno, il tentativo di far passare come fedele all'originale il messaggio pubblicitario sotteso ai propri prodotti.

Ma se per i Vu cumprà?” vi è una sorta di giustificazione sociale dovuta alla loro necessità di sopravvivenza e alla consapevolezza del compratore della qualità non eccelsa degli articoli proposti, più difficile è smascherare questi scrittoridi nuova generazione che approfittando delle infinite possibilità dell’editoria digitale si presentano ai lettori con recensioni artefatte e a misura, fatte passare come oggettive e autentiche.

Il meccanismo è piuttosto semplice e perverso: si contattano amici accondiscendenti, meglio ancora scrittori in erba per scambiarsi recensioni apparentemente di qualità per scalare la vetta delle classifiche di vendita. Quante più recensioni col segno + si riescono a collezionare tanto maggiore sarà la visibilità del prodotto nei vari store digitali. In questo modo il lettore viene “spinto” a visualizzare i libri maggiormente recensiti disincentivandolo dalla ricerca a più ampio raggio.

E’ certamente una pratica di cattivo gusto. Io stesso sono stato contatto ma ho declinato l’invito senza pensarci nemmeno un secondo.

Il mio consiglio è di non fidarsi troppo di recensioni “pompose” e “sdolcinate”. Se proprio gli occhi non se la sentono di staccarsi dalle proposte “luccicanti”, almeno leggere l’anteprima (laddove consentita) per farsene un’idea prima dell’acquisto.

Altrimenti all'ennesimo passaggio dello scrittore-vu cumprà? meglio rispondere con un “No, grazie.”.

LE STRAGI SOMMERSE

La tragica scomparsa di Lorenzo, il bambino di Taranto di appena cinque anni colpito da un tumore al cervello, fa ritornare tristemente alla ribalta la questione dell’inquinamento ambientale prodotto dalle acciaierie dell’ILVA, colosso aziendale messo sotto accusa dalla magistratura per l’inadeguatezza delle misure a tutela della salute dei lavoratori.

Nel 2012 mi occupai di questa questione con un post nel quale rimarcavo le pesanti responsabilità dell’azienda e delle Istituzioni, entrambe colpevoli di aver fatto poco o nulla in termini di azioni preventive.

La morte del piccolo Lorenzo, assunto tristemente ad emblema degli effetti devastanti di questo disastro ambientale senza precedenti, mi spinge a rinnovare l’atto di accusa che avevo formulato con l’articolo menzionato, nella sottile speranza che non vi sia mai un tempo per dimenticare, per lasciare tutto com'è ed assistere passivamente a tante altre morti incolpevoli...

Ecco il post del 7 dicembre 2012:

Il sequestro degli impianti dell’acciaieria ILVA disposto dalla magistratura per le note inadempienze dell’azienda tarantina, ha scatenato un vespaio di polemiche e di contestazioni acuendo l’indignazione già suscitata per la violazione, sistematica e reiterata, delle norme sulla tutela dell’ambiente.

Il tema della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro e di quella, forse ancor più importante, dell’intera comunità della bellissima città di Taranto, ha prodotto una vera e propria insurrezione sociale senza precedenti, elevando da più parti un coro di (sacrosante) proteste ma favorendo, per converso, il passaggio mediatico del solito carrozzone nel quale si sono intrufolati gli ipocriti del potere, ovvero coloro che hanno a lungo “brillato” per la loro totale assenza o incapacità di decidere.

L’inquinamento industriale degli impianti dell’ILVA, ha generato nel periodo 2003-2009 un incremento vertiginoso del tasso di mortalità della popolazione tarantina rispetto alla media della regione Puglia: + 14% per gli uomini e  + 8% per le donne.

Sono questi i risultati del Rapporto Sentieri redatto per conto dell’Istituto Superiore della Sanità, nel quale vengono altresì specificate le tipologie delle malattie:
Per gli uomini +14% per tutti i tumori, + 14%  per le malattie circolatorie, +17% per quelle respiratorie, + 33% per i tumori polmonari, + 419% per i mesoteliomi pleurici.
Per le donne:+13% per tutti i tumori, +4% per le malattie circolatorie, +30% per i tumori polmonari, +211% per il mesotelioma pleurico.
Per i bambini, il tasso di mortalità è salito al 20% nel primo anno di vita e al 30-50% per le malattie di origine perinatale che si manifestano oltre il primo anno di vita. 

E’ un bollettino che suona a mò di strage subdolamente sommersa per anni di colpevole silenzio e di omesso controllo da parte delle Istituzioni preposte, che adesso paiono risvegliarsi dal torpore che le ha contraddistinte.

Come se non bastasse, il recente intervento del Governo con il decreto-legge 3 dicembre 2012 n. 207 (c.d.“sblocca sequestro”), finalizzato alla ripresa delle attività dell’azienda pur sotto la condicio sine qua non della puntuale osservanza delle prescrizioni a tutela dell’ambiente e dei lavoratori, ha scatenato il conflitto istituzionale tra i poteri dello Stato (legislativo e giudiziario), sicché la soluzione (all'italiana) proposta (produzione+salvaguardia ambiente e lavoratori) ha finito con lo scontentare un po’ tutti.

Resta il dato incontrovertibile di una morte annunciata, come di tante altre sciagure che si sarebbero potute evitare se solo ci fosse stata più coscienza nelle decisioni e nel controllo, mettendo al bando l’indifferenza e l’incapacità degli ignoranti.

Nell'attesa che il miracolo si compia, le ceneri dell’ILVA continueranno ancora a rabbuiare il cielo di Taranto allontanando il giorno in cui, al risveglio, le vittime di questa tragedia vedranno finalmente apparire ai loro occhi un mattino limpido e giusto.

FERRAGOSTO

Nel giorno più importante e atteso dell’estate mi viene in mente una simpatica poesia di Gianni Rodari, raffinato scrittore di letteratura per l’infanzia vissuto nel secolo scorso (1920-1980).

La poesia, che porta lo stesso nome di questa giornata, è dedicata ai bambini rimasti in città a causa delle ristrettezze economiche delle proprie famiglie. E quest’anno, a giudicare dai dati preoccupanti della crisi economica, di fanciulli a digiuno di vacanze ce ne sono davvero tanti.

Si dice che l’immaginazione è più fervida nei periodi di inedia e di recessione economica. Dove la realtà non allieta, la fantasia soccorre. Lo sapeva bene Rodari che quando pubblicò questa poesia nel 1960 all'interno della raccolta “Filastrocche in cielo e in terra”, raccontò sapientemente un aspetto della propria esperienza giovanile negli anni duri della guerra contrassegnati dalla fame e dalla miseria.

Mi piace pensare che l’auspicio di Rodari conclamato nei versi “Quando divento Presidente faccio un decreto a tutta la gente”, possa un giorno realizzarsi per mano di “uomini di buona volontà”. Perché se la felicità è un diritto di tutti, lo è ancor di più per i bambini del mondo. Vederli sorridere è la gioia più grande che si possa provare in tutti i giorni dell’anno. Ferragosto compreso.


Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.

Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…

E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.

Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;

“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,

inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.

Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

(G. RODARI)

BRIVIDI D’ESTATE

E’ un’estate poco italiana, poco mediterranea, direi quasi glaciale da mettere i … brividi! L’anticiclone delle Azzorre pare che sia approdato in altri lidi e non ne vuole proprio sapere di stazionare nella nostra bella penisola. Che abbia visto la peste bubbonica?

Chist'è 'o paese d' 'o sole, chist'è 'o paese d' 'o mare”, sono i versi di una celebre canzone. Di questi tempi, almeno per buona parte dello “Stivale”, direi che siamo diventati il paese dei nubifragi, e non solo “climatici”. In tempi di crisi economica, di delegittimazione della politica rispetto ai reali bisogni dei governati, tutto diventa indistinguibilmente tempestoso, perturbante, burrascoso.

Gli esperti dicono che un’estate così non si vedeva da oltre quarant'anni. Pare che la colpa sia del solito buco nell'ozono che ha sconvolto, da un ventennio a questa parte, l’andamento delle stagioni al punto da non riconoscerle più.

Per intanto facciamo i conti con la forza della natura che sta mietendo vittime e disastri. L’ultimo, quello del trevigiano,  è solo l’ennesimo che si aggiunge alla lunga lista delle … morti annunciate. Si dirà (come è già avvenuto), che la colpa è tutta dell’abnorme quantità d’acqua piovuta dal cielo dimenticandosi che nel “paese d’ ‘o sole”, si fa poco o nulla in termini di manutenzione e monitoraggio di torrenti, fiumi e in genere di tutti i siti orografici.

Dopo l’ennesimo fine settimana di acquazzoni, di fulmini e saette, mi vengono in mente pensieri più curiosi e strambi che rasentano persino la scaramanzia. Penso, ad esempio, al mio vicino di casa che da quando ha installato il condizionatore per godersi l’atteso refrigerio, non lo ha ancora potuto mettere all'opera. Che iella! Da quando l’ha fatto non c'è più stata una giornata estiva!

In queste giornate uggiose partire per i paesi esotici dove il sole non manca mai non se ne parla proprio. Costa troppo e per molti gli ottanta euro sono già finiti tra tasse e bollette da pagare. Ci aspetta un autunno “caldo”, ma mai come quest’anno l’avremmo preferito uguale a se stesso o quanto meno “tiepidino”.

E invece finiremo anche stavolta con lo scottarci senza alcuna crema solare in nostro soccorso.
Meglio allora goderci queste vacanze per quanto possibile, che a pensare al domani c’è sempre tempo.

Nonostante le bizze del sole e qualche altro nubifragio alle porte, si può essere felici lo stesso in compagnia di buoni amici, con un bicchiere di vino (rigorosamente brulè) e una bella canzone in sottofondo. Magari quella che fa “I’m singing in the rain” …



BUONE VACANZE A TUTTI I LETTORI DEL BLOG!

HO SMESSO DI CREDERE

Dall'album “Non c’è stato il tempo” del 1997, questa canzone, nonostante i diciassette anni compiuti, parla di un tema sempre attuale che è quello del disincanto, della disillusione e della presa di coscienza di quanto la realtà sia così diversa da come l’abbiamo immaginata …






Ho smesso di credere
agli occhi di un angelo
l'inverno passava e tu
restavi in un angolo


Da bambini siamo naturalmente inclini a credere a tutto ciò che ci viene detto. E’ una fiducia incondizionata che riponiamo nelle persone che ci sono accanto e alle quali affidiamo i nostri sogni e le nostre migliori aspettative

 così
con un sogno
che sembrava
grande come il cielo
più del mondo intero

Poi, crescendo, arrivano le prime difficoltà, le prime nuvole che passano sui nostri cieli azzurri e stellati non appena esploriamo un mondo allargato dove le differenze diventano diffidenze o atteggiamenti di chiusura verso i nostri problemi …

noi buttati via
nel buio della nostra età
colpiti noi
dalle parole come colpi di fucile
e dagli sguardi senza mai capire
quale fosse quel confine per trovare l'anima

L’arte oratoria dei grandi filosofi della cultura classica è un privilegio che appartiene a un passato glorioso che non si è più ripetuto …

Ho smesso di credere
ai muti che parlano
e a quelli che inventano
e invece non cambiano

Il protagonismo, gli slogan, il falso buonismo, si sono proiettati nell'immaginario collettivo annientando le idee, la riflessione, il discernimento. Solite facce dello stesso colore che si vedono apparire sul carrozzone della ribalta dal quale non s'intende più scendere …
 perché
da sempre
tra la gente
vendono illusioni ed imitazioni

Frastornati da tutto quello che ci viene imposto, dalle immagini alle parole che si susseguono con un ritmo incessante al solo scopo di creare l’effetto “stordimento” …

noi..
colpiti noi
dalle parole e dalle storie senza fine
e dalle attese giù al portone
senza mai capire
come fare per trovare l'anima

… Per poi  ritrovarci nel nostro isolamento interiore

Ho smesso di credere
ai sogni e alle favole
l'inverno passava e tu
restavi in un angolo

(Tratto daLe parole del mio tempo”)